Visualizzazione post con etichetta margherita buy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta margherita buy. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2015

Mia madre

L'immagine stilizzata della moto di "Caro Diario" con la sottostante impressione del nome della casa produttrice Sacher sancisce l'incipit  di "Mia madre".
Eppure fin dalle prime inquadrature si percepisce un clima ben lontano dai monologhi esistenziali del Moretti anni'80 e '90.
Con "Mia madre" il regista conferma di voler trasferire il focus della telecamera dai propri conflitti ideologici a quelli esistenziali.
Lo zoom sulla situazione occupazionale che infervora gli animi degli italiani, viene ridotta ad un metateatro geniale e bizzarro che non nasconde un tono di beffa. L'assenza di comunicazione tra datore di lavoro e dipendenti è rappresentata dall'istrionico Turturro che trasforma il dramma lavorativo contemporaneo in  poesia e commedia. Questa scelta comunica a mio avviso l'intento di rendere periferici e teatrali i drammi imposti dalla comunicazione mediatica attuale. Stessa ottica provocatoria si riscontra nella scelta di intitolare il film ad un elemento narrativo non così centrale. Si insinua il sospetto che il regista giochi sul voyeurismo degli spettatori spiazzati dalla narrazione di un lutto che appare essere sempre più legato ad un dramma trasversalmente sociale ed esistenziale, più che interno ad una relazione madre-figlio.
Quello che rimane in questo quadro di depistaggi e parentesi tonde di metateatro è un intento comunicativo ordinato, che sulla confusione delle immagini dei ricordi costruisce un forte filo conduttore.
Margherita Buy è alla ricerca di sé stessa proprio come lo era il Paladini di "Caos calmo". "Mutatis mutandis" ciò che rimane è l'impellenza di comunicare uno smarrimento.
Al disordine interiore che il regista comunica si contrappone un estremo rigore rappresentativo ed estetico. Ogni scena scandisce uno stato emotivo e lo rappresenta unendolo a tutto il resto come le pagine di un libro che viene improvvisamente aperto da una folata di vento, rimanendo tuttavia impaginato grazie alla solida rilegatura.
"Mia madre" possiede il livello di introspezione e la raffinatezza necessari per colpire la sensibilità dei giurati del Festival di Cannes.


sabato 24 aprile 2010

Matrimoni e altri disastri


Commedia divertente anche se un pò retorica, cavalca tanti stereotipi della famiglia di oggi tra battute riuscite e scelte poco originali. Credo, infatti, che questo film non riesca a sorprendere lo spettatore. Eppure la sceneggiatura riesce a costruire situazioni divertenti, ma la nota dolente è il cast. Margherita Buy è si brava, ma ormai imbalsamata in questo ruolo di donna nevrotica e sostanzialmente perdente. Risulta comunque una scelta più azzeccata rispetto a quella di Fabio Volo nel ruolo del neo-cognato e sposo e della Littizzetto, nel ruolo della collega della protagonista Nanà. Ciò che mi ha urtato è, infatti, questo voler coinvolgere volti estremamente noti pur di rastrellare un pubblico maggiore, senza porsi il problema della credibilità della loro interpretazione. Quella della Littizzetto è, infatti, qui, scialba, mentre ancora mi domando come faccia Fabio Volo ad avere raggiunto la notorietà visto che non riesco a riconoscergli alcun genere di talento. Mi sembra sempre così spento quando recita. Nonostante queste defaiances nella scelta del cast "Matrimoni e altri disastri" è un film godibile che lascia anche spazi di riflessione sulla società di oggi. E su dove stiamo andando.

sabato 27 marzo 2010

Happy family


"Happy family" è una storia corale che narra in maniera molto semplice e naif in senso buono la vita: i timori innanzitutto. Mettendo in ballo citazioni pirandelliane implicite ed esplicite, il regista osserva le indecisioni di un narratore che non sa fino a che punto lasciarsi tentare dalla finzione e fino a che punto, invece, vivere lasciando che le cose accadano in modo non prevedibile e armonico come succede, invece, nei film. Salvatores confeziona una storia che sprizza leggerezza ma non banalità. Anche se in genere non mi piacciono le storie dentro le storie, questo film mi ha fatto trascorrere due ore spensierate facendomi riflettere sulla bellezza della vita in maniera meno banale del previsto.

lunedì 15 marzo 2010

I giorni dell'abbandono


Margherita Buy, in questo film, adombra Zingaretti, dando prova di grande carisma e presenza scenica. La sua sofferenza, infatti, si distacca dalle scenate macchiettistiche che spesso le si è viste interpretare. Qui il suo personaggio, pur essendo sempre il solito, ha un forte spessore umano anche grazie alla regia di Roberto Faenza. La trama è ben costruita ed il limite tra incubo e realtà è sfiorato con maestria. Essenziale nella ridondanza delle emozioni che narra, questo film merita un vasto pubblico.

venerdì 12 marzo 2010

Saturno Contro


La prima mezz'ora mi ha cerebralmente messo alla prova per assuefarmi all'idea di questa disomologazione totale delle coppie. In questo film decadono, infatti, tutte le regole tecniche fisse che recintano il concetto di famiglia. Tutti possono teoricamente stare con tutti. Si possono avere più uomini, rapporti occasionali bisex...insomma tutto, davvero TUTTO il possibile. Una volta entrata in questa ricostruzione della normalità, la storia mi ha trascinato nel suo crescendo di tensione emotiva. La trasgressione è diventata forza, e soprattutto, libertà. A me Ozpetek di solito sembra piuttosto surreale, artefatto, ma qui le scene sono davvero misurate seppur la storia sia debordante. Tutto è così sentito e pittoresco senza essere falso. Azzarderei a svelare quello che vuol dire Ozpetek con questo film, chiaramente cetrato sulla famiglia, ma credo proprio che con alcuni film valga la regola che vige in poesia: i versi non hanno bisogno di didascalie. Azzeccatissima e calda la colonna sonora, in cui compare la canzone di Gabriella Ferri "Remedios".

giovedì 11 marzo 2010

Giorni e nuvole


Che potere ha l'amore nella vita? Quanto siamo umanamente microscopici di fronte ai cataclismi della sorte? Questo non è un film sul precariato, ma sull'amore, su tutti quei momenti in cui bisogna ripartire da un guaio, ingoiandolo. Margherita Buy riesce ad essere meno macchietta del solito in questo personaggio di donna in crisi coniugale ed esistenziale ed Albanese si stacca dal suo clichè di attore comico e dimostra un grande carisma in questo ruolo interpretato. Il tema della perdita del lavoro poteva indurre in sbrodolature patetiche, invece anche le scene più prevedibili riescono a mantenere quel senso di umanità che le fa sembrare vere. Tenerissimo Albanese quando stringe la mano alla Buy nel finale: una scena di grande poesia.