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mercoledì 14 settembre 2011

Ruggine



La ruggine è lo stato che intacca gli oggetti vecchi, una sorta di marcatempo che in realtà accompagna molti ricordi. Probabilmente è proprio il tempo il vero protagonista di questa pellicola: quello che confonde, offusca, ma non cancella. La confusione narrativa, che ho percepito all'inizio come un limite di questo film, in realtà rispecchia molto fedelmente lo stato d'animo che il regista vuole dominante in questa trama. La paura è, infatti, la vera protagonista di quest'opera e come tale non ha i contorni netti, ma è sfumata e confusa. La paura riempie la mente di immagini forti e sensazioni inspiegabili. La fotografia di questa pellicola aiuta a rendere questa sensazione, mentre il macchiettistico personaggio interpretato da Timi ben rappresenta il classico "Orco cattivo" di cui tutti i bambini hanno paura. La trama si perde tra vari flashback e lascia dilagare questo sentimento di innocenza, che deve affrontare un sentimento così travolgente.



"Ruggine" tratta un tema molto delicato riuscendo a non scadere mai in una rappresentazione banale, nonostante l'inconsistenza voluta della trama deve fare i conti con un ritmo molto lento.

venerdì 12 marzo 2010

Saturno Contro


La prima mezz'ora mi ha cerebralmente messo alla prova per assuefarmi all'idea di questa disomologazione totale delle coppie. In questo film decadono, infatti, tutte le regole tecniche fisse che recintano il concetto di famiglia. Tutti possono teoricamente stare con tutti. Si possono avere più uomini, rapporti occasionali bisex...insomma tutto, davvero TUTTO il possibile. Una volta entrata in questa ricostruzione della normalità, la storia mi ha trascinato nel suo crescendo di tensione emotiva. La trasgressione è diventata forza, e soprattutto, libertà. A me Ozpetek di solito sembra piuttosto surreale, artefatto, ma qui le scene sono davvero misurate seppur la storia sia debordante. Tutto è così sentito e pittoresco senza essere falso. Azzarderei a svelare quello che vuol dire Ozpetek con questo film, chiaramente cetrato sulla famiglia, ma credo proprio che con alcuni film valga la regola che vige in poesia: i versi non hanno bisogno di didascalie. Azzeccatissima e calda la colonna sonora, in cui compare la canzone di Gabriella Ferri "Remedios".