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lunedì 2 aprile 2012

Posti in piedi in Paradiso

“Posti in piedi in Paradiso”, l’ultimo film di Verdone parte da una forte aspirazione sociale: quella di fotografare la società dei cinquantenni di oggi e di quella moltitudine di famiglie spaccate e lacerate dalle separazioni coniugali. I protagonisti del film sono tre uomini di mezza età che si ritrovano ad essere abitativamente defenestrati dalle proprie mogli ed intraprendono una bizzarra quanto obbligata condivisione di un appartamento. Nessuno dei tre, infatti, può permettersi un appartamento da solo perché sono troppo impegnati economicamente ad erogare assegni di mantenimento di ogni genere.
Se i personaggi appaiono stereotipati fin dall’inizio, la sceneggiatura è piatta e poco incisiva. Verdone stavolta non convince neanche me che lo ho sempre considerato uno dei migliori registi italiani viventi. Sembra tutto un ripetersi e riproporre un collage di situazioni risultate vincenti in passato.

domenica 15 gennaio 2012

L'industriale




Ormai Favino è un vero mattatore nel quadro del cinema italiano attuale, anche se il ruolo che interpreta è sempre rassicurantemente lo stesso: uomo infelice, sfortunato e cornificato. In questo caso la sua recitazione domina la trama, ma al contempo non è l'unico elemento trainante. Il regista Giuliano Montaldo mette assieme una storia dal ritmo serrato, quasi un giallo, in cui l'introspezione psicologica dell'industriale del titolo è veramente eccellente. Ogni particolare è definito in maniera accurata ed il color seppia della pellicola con cui il film è girato conferisce un tocco di classe.

sabato 5 marzo 2011

La vita facile


Cosa c'è di più rilassante dopo una giornata di quotidiani pensieri e preoccupazioni di buttarsi su una comodissima poltrona a luci totalmente spente e pregustarsi un "Domenico Procacci presenta" comparire a caratteri cubitali sullo schermo?

Se poi come in questo caso la scenografia è da mozzafiato, ritraendo una Africa che tanto tranquillizzante non era mai apparsa, il gioco è fatto. Il quarantenne Stefano Accorsi festeggia il compleanno della maturità interpretando un medico senza frontiere dedito a cause umanitarie sublimi, che però nasconde nel passato un tradimento verso il suo miglior amico. La trama sorge sul tema umanitario e potrebbe morire anche lì tale è la bellezza dei luoghi, ma probabilmente l'aspetto estetico è solo un trampolino di lancio per fare decollare una storia molto più occidentale di quanto si creda. Il triangolo amoroso tra Vittoria Puccini, Accorsi e Favino è reso ancor più intrigante dal paragone con una dimensione di vita così distante dal mondo della "vita facile" della Roma bene. Valori sublimi e superficiali si intrecciano con maestria e la trama apparentemente piatta mostra di avere qualcosa da svelare di inatteso fino all'ultima scena.

domenica 24 ottobre 2010

Figli delle stelle


Nonostante la trama non sia malconcepita, la voglia di ripercorrere il genere de "I soliti ignoti" avviene trasmettendo un senso di malinconia, di deja vu e di vuoto di contenuti. Si parte da temi della società di oggi, che vengono interpretati riproponendo un repertorio che in realtà non ha più nulla di vivo. Le battute ci sono, ma rimangono isolate producendo una costellazione di risate che non si legano tra di loro sconfinando in un senso di forte frammentarietà. Un film che decolla ma mantiene una quota molto bassa, che non dimostra vanitose ambizioni, pur rimanendo un prodotto cinematografico godibile.

sabato 1 maggio 2010

Cosa voglio di più


Il film inizia con una emblematica scena di un parto. Quella che sta nascendo, in realtà, è la società di oggi nelle sue felicità e infelicità. La società del precariato, delle istituzioni, delle responsabilità impaurisce i due amanti che vogliono qualcosa di più e sono proprio alla ricerca l'uno nell'altro di questo "qualcosa". La loro storia inizia per il sesso. Le varie prolungate scene che ritraggono i corpi di Favino e della Rohrwacher avvinghiati non sono in realtà gratuite, ma espressione della rabbia che essi provano verso una società piatta, lobotomizzata dai media e anestetizzata dalle responsabilità. Oltre ad essere un film che delinea magistralmente il tema del tradimento, "Cosa voglio di più" si distingue da altre pellicole sul tema, per una riflessione sociologica più rara da incontrare. Il tutto è sorretto dalle affinate interpretazioni di Favino e della Rohrwacher.

venerdì 12 marzo 2010

Saturno Contro


La prima mezz'ora mi ha cerebralmente messo alla prova per assuefarmi all'idea di questa disomologazione totale delle coppie. In questo film decadono, infatti, tutte le regole tecniche fisse che recintano il concetto di famiglia. Tutti possono teoricamente stare con tutti. Si possono avere più uomini, rapporti occasionali bisex...insomma tutto, davvero TUTTO il possibile. Una volta entrata in questa ricostruzione della normalità, la storia mi ha trascinato nel suo crescendo di tensione emotiva. La trasgressione è diventata forza, e soprattutto, libertà. A me Ozpetek di solito sembra piuttosto surreale, artefatto, ma qui le scene sono davvero misurate seppur la storia sia debordante. Tutto è così sentito e pittoresco senza essere falso. Azzarderei a svelare quello che vuol dire Ozpetek con questo film, chiaramente cetrato sulla famiglia, ma credo proprio che con alcuni film valga la regola che vige in poesia: i versi non hanno bisogno di didascalie. Azzeccatissima e calda la colonna sonora, in cui compare la canzone di Gabriella Ferri "Remedios".