L'incipit de "Il comandante e la cicogna" rispecchia a pieno l'ironia e la leggerezza di Silvio Soldini: le statue di Garibaldi e Dante al centro di una indefinita piazza commentano con il loro fare super partes il fare dei passanti, i tempi che corrono e tutti quei discorsi di cui è intrisa la nostra qualità. Dalla fotografia accurata, il film "Il comandante e la cicogna" mette in scena con apparente buonismo e con grande arguzia la vita di una famiglia "qualsiasi", con tutti i suoi fantasmi, i suoi problemi e le sue incomunicabilità. I personaggi sono tutti molto ben scritturati, ma in questa atmosfera a metà tra realtà e finzione si ambienta al meglio il personaggio del figlio Elia, capace di zittire il padre con citazioni celebri e di irritare la sorella con domande per lei assurde. Con questo film Soldini ci regala un quadro solido della famiglia di oggi, in cui i problemi si affrontano assieme ed anche nell'incomunicabilità (tra padre e figlio) c'è accettazione.
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martedì 23 ottobre 2012
domenica 20 novembre 2011
Bar Sport
Se devo essere sincera di fronte ad un film che nasce senza trama (perchè lo è il libro di Benni a cui si ispira) temevo un risultato simile a quello de "Gli amici del bar Margherita" di Pupi Avati. I punti in comune erano, infatti, molti: per primi la location e il mood malinconico.
Il film di Massimo Martelli riesce, però a salvarsi dal ritratto patinato di un angolo di mondo che non c'è più. Indubbiamente il film è malinconico, ma riesce a salvarsi dal patetismo riuscendo a trasformare un oggetto ovvero una pasta (la Luisona) in un vero personaggio. Probabilmente è il protagonista meglio scritto del film ed il bello è che è l'unico a non avere battute!
domenica 24 ottobre 2010
Figli delle stelle

Nonostante la trama non sia malconcepita, la voglia di ripercorrere il genere de "I soliti ignoti" avviene trasmettendo un senso di malinconia, di deja vu e di vuoto di contenuti. Si parte da temi della società di oggi, che vengono interpretati riproponendo un repertorio che in realtà non ha più nulla di vivo. Le battute ci sono, ma rimangono isolate producendo una costellazione di risate che non si legano tra di loro sconfinando in un senso di forte frammentarietà. Un film che decolla ma mantiene una quota molto bassa, che non dimostra vanitose ambizioni, pur rimanendo un prodotto cinematografico godibile.
lunedì 27 settembre 2010
La Passione

Dopo l'anteprima veneziana che mi aveva molto incuriosita, trovo "La Passione", finalmente nelle sale, un film molto ben confezionato, ma anche molto banalmente rappresentato. Nonostante la recitazione straordinaria dell'ormai sempre martirizzato Silvio Orlando e del sempre più emergente Giuseppe Battiston, la trama ha una sceneggiatura debole e sembra più che altro un montaggio randomizzato di una serie di battute riuscite. Il contributo di Corrado Guzzanti rimarca il tono surreale, rendendo per contrapposizione, ancora più realistica la disperazione del regista Dubois (Orlando).
sabato 1 maggio 2010
Cosa voglio di più

Il film inizia con una emblematica scena di un parto. Quella che sta nascendo, in realtà, è la società di oggi nelle sue felicità e infelicità. La società del precariato, delle istituzioni, delle responsabilità impaurisce i due amanti che vogliono qualcosa di più e sono proprio alla ricerca l'uno nell'altro di questo "qualcosa". La loro storia inizia per il sesso. Le varie prolungate scene che ritraggono i corpi di Favino e della Rohrwacher avvinghiati non sono in realtà gratuite, ma espressione della rabbia che essi provano verso una società piatta, lobotomizzata dai media e anestetizzata dalle responsabilità. Oltre ad essere un film che delinea magistralmente il tema del tradimento, "Cosa voglio di più" si distingue da altre pellicole sul tema, per una riflessione sociologica più rara da incontrare. Il tutto è sorretto dalle affinate interpretazioni di Favino e della Rohrwacher.
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mercoledì 31 marzo 2010
La giusta distanza

Una storia piccola, come quella di tante persone comuni e come i pensieri comuni di tante persone. La nebbia dell'indefinito paesino della bassa padana è come l'ottusità mentale dei luoghi comuni: annebbia, ma non oscura totalmente. La protagonista di questo film è una giovane maestra di scuola, il cui volto candido è quello della dolce e brava Valentina Lodovini. Molti stereotipi attraversano questa storia, ma i personaggi non scadono mai nella macchietta ed i pochi tratti che delineano i più marginali sono sempre abbastanza studiati da garantire ad ogni figura un suo spessore. Mazzacurati riesce nell'intento di trasmettere un messaggio retorico senza scadere nella retorica, perchè si accontenta dell'immensità delle piccole storie, che possono concedere tanto allo spettatore proprio perchè facilmente credibili e profondamente vicine alla vita ed ai pensieri comuni di tutti i giorni.
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giovedì 11 marzo 2010
Giorni e nuvole

Che potere ha l'amore nella vita? Quanto siamo umanamente microscopici di fronte ai cataclismi della sorte? Questo non è un film sul precariato, ma sull'amore, su tutti quei momenti in cui bisogna ripartire da un guaio, ingoiandolo. Margherita Buy riesce ad essere meno macchietta del solito in questo personaggio di donna in crisi coniugale ed esistenziale ed Albanese si stacca dal suo clichè di attore comico e dimostra un grande carisma in questo ruolo interpretato. Il tema della perdita del lavoro poteva indurre in sbrodolature patetiche, invece anche le scene più prevedibili riescono a mantenere quel senso di umanità che le fa sembrare vere. Tenerissimo Albanese quando stringe la mano alla Buy nel finale: una scena di grande poesia.
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