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martedì 23 ottobre 2012

Il comandante e la cicogna

L'incipit de "Il comandante e la cicogna" rispecchia a pieno l'ironia e la leggerezza di Silvio Soldini: le statue di Garibaldi e Dante al centro di una indefinita piazza commentano con il loro fare super partes il fare dei passanti, i tempi che corrono e tutti quei discorsi di cui è intrisa la nostra qualità. Dalla fotografia accurata, il film "Il comandante e la cicogna" mette in scena con apparente buonismo e con grande arguzia la vita di una famiglia "qualsiasi", con tutti i suoi fantasmi, i suoi problemi e le sue incomunicabilità. I personaggi sono tutti molto ben scritturati, ma in questa atmosfera a metà tra realtà e finzione si ambienta al meglio il personaggio del figlio Elia, capace di zittire il padre con citazioni celebri e di irritare la sorella con domande per lei assurde. Con questo film Soldini ci regala un quadro solido della famiglia di oggi, in cui i problemi si affrontano assieme ed anche nell'incomunicabilità (tra padre e figlio) c'è accettazione. 

domenica 1 gennaio 2012

La kryptonite nella borsa



Finalmente riesco a vedere questo film in una sala di seconda...ero stata trattenuta dalla trama un pò assurda che poco mi convinceva. Alla fine ho ceduto di fronte alle critiche positive e mi sono avventurata. La trama in effetti è resa in modo visionario, cogli occhi di un ragazzino un pò ingenuo. L'idea non sarebbe neanche male se non rimandasse direttamente a Forrest Gump...Già sceneggiatore di film di successo come "Le mine vaganti", Cotroneo debutta alla regia con una pellicola abbastanza originale, ma che forse non buca lo schermo come si sarebbe voluto. I personaggi sono deformati ed in qualche passaggio c'è una forte similitudine con "Il favolso mondo di Amelie".

domenica 21 novembre 2010

Noi credevamo


In un momento così travagliato per lo spirito nazionale del nostro Paese, "Noi credevamo" si sofferma, con la narrazione storica del Risorgimento, soprattutto sui pensieri, le azioni e le emozioni di coloro che hanno lottato nel silenzio perchè l'Italia fosse non solo unita, ma anche una Repubblica democratica. Personaggi storici si confondono alla gente comune e, nonostante le due ore e cinquanta di proiezione siano un pò ridondanti, arriva al cuore la passione confusa per qualcosa di diverso, indefinito ed al contempo chiaro. Il bisogno di creare una nuova realtà nazionale governa il caos del momento storico, che in realtà è, nelle menti dei patrioti, guidato da un progetto ben preciso. Un gran bel film sulla nostra Italia, su quello che siamo stati, su quello che abbiamo passato per diventare quello che siamo. Probabilmente la confusione dell'epoca non è così lontana da quella di oggi, ma con una matrice diversa: la unione e non la frammentazione. Inoltre la recitazione di grandi attori italiani come Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Anna Bonaiuto, dà molto l'idea di un tributo del cinema che rappresenta l'Italia, all'Italia stessa.

venerdì 21 maggio 2010

La nostra vita


Si entra in sala con qualche certa aspettativa quando il film in questione è l'unico in gara al festival di Cannes per l'annata 2010. La grande sala bolognese dell'Arlecchino è quasi al completo per il suo primo spettacolo serale del primo giorno di proiezione. E se si considera la leggerezza primaverile che si respira in una finalmente tiepida serata in città, non è da poco. Il film inizia e subito il carisma recitativo di Elio Germano colonizza la mia attenzione sui suoi sentimenti. Sui sentimenti di un italiano oggi in Italia. Un italiano operaio, allevato nell'ignoranza e nella invidia del potere che significa avere e quindi essere. Tutto questo viene rappresentato talmente in maniera realistica che il potere comunicativo di ciò che si vede riesce a superare la percezione di didascalismo che in qua e in là germoglia durante la narrazione. Qualche anno fa una canzonetta sanremese recitava "in Italia si sta male, in Italia si sta bene, in Italia si sta male, si sta meglio, si sta peggio, qui si sta come si sta..." e proprio questo sembra il vero nodo della riflessione di Luchetti. Siamo felici oggi in Italia? Cos'è che ci rende felici? Il berlusconismo dilagante incombe senza neppur essere mai nominato.

mercoledì 10 marzo 2010

MIo fratello è figlio unico


Una storia molto intensa, scritta in modo altamente equilibrato, dando il giusto peso, sia alla dimensione personale dei personaggi, sia a quella politica. In questo credo che consti il più grande vanto che si può accreditare a tale pellicola: il riuscire a mantenere quel senso di integrità dei personaggi, senza renderli delle macchiette. Penso che nemmeno il tanto decantato "La meglio gioventù" sia riuscito a fare questo. Accio è un figlio ed un giovane alla ricerca della propria strada e del proprio posto nel mondo e lo fa scontrando l'appartenenza ad una famiglia a quella ad un partito politico: due religioni in completa antitesi. Se, infatti, il fratello è comunista, Accio proprio per spirito di contestazione si iscrive all'MSI. Qui il suo mentore è Mario, venditore di tovaglie, mussolinianamente calvo, unico disposto a guidarlo invece di calpestarlo. Tale figura mi ha ricordato molto quella di Alfredo in "Nuovo Cinema Paradiso".

Ho trovato questo film, non solo di cronaca politica, il che lo avrebbe reso banale e ripetitivo, ma un'utile riflessione sul sottile confine tra il potere delle idee e quello dei sentimenti. Dove incomincia l'uno e dove finisce l'altro?

Mi ha anche ricordato la trama del "Giovane Holden" per via delle due storie parallele di due fratelli: l'uno apparentemente fortunato e poi dannato dal destino e l'altro che vive nell'ombra, ma riesce a percorrere la sua strada ricevendo dalla vita molte meno frustrazioni di quelle ricevute dal fratello.