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venerdì 21 maggio 2010

La nostra vita


Si entra in sala con qualche certa aspettativa quando il film in questione è l'unico in gara al festival di Cannes per l'annata 2010. La grande sala bolognese dell'Arlecchino è quasi al completo per il suo primo spettacolo serale del primo giorno di proiezione. E se si considera la leggerezza primaverile che si respira in una finalmente tiepida serata in città, non è da poco. Il film inizia e subito il carisma recitativo di Elio Germano colonizza la mia attenzione sui suoi sentimenti. Sui sentimenti di un italiano oggi in Italia. Un italiano operaio, allevato nell'ignoranza e nella invidia del potere che significa avere e quindi essere. Tutto questo viene rappresentato talmente in maniera realistica che il potere comunicativo di ciò che si vede riesce a superare la percezione di didascalismo che in qua e in là germoglia durante la narrazione. Qualche anno fa una canzonetta sanremese recitava "in Italia si sta male, in Italia si sta bene, in Italia si sta male, si sta meglio, si sta peggio, qui si sta come si sta..." e proprio questo sembra il vero nodo della riflessione di Luchetti. Siamo felici oggi in Italia? Cos'è che ci rende felici? Il berlusconismo dilagante incombe senza neppur essere mai nominato.

mercoledì 10 marzo 2010

MIo fratello è figlio unico


Una storia molto intensa, scritta in modo altamente equilibrato, dando il giusto peso, sia alla dimensione personale dei personaggi, sia a quella politica. In questo credo che consti il più grande vanto che si può accreditare a tale pellicola: il riuscire a mantenere quel senso di integrità dei personaggi, senza renderli delle macchiette. Penso che nemmeno il tanto decantato "La meglio gioventù" sia riuscito a fare questo. Accio è un figlio ed un giovane alla ricerca della propria strada e del proprio posto nel mondo e lo fa scontrando l'appartenenza ad una famiglia a quella ad un partito politico: due religioni in completa antitesi. Se, infatti, il fratello è comunista, Accio proprio per spirito di contestazione si iscrive all'MSI. Qui il suo mentore è Mario, venditore di tovaglie, mussolinianamente calvo, unico disposto a guidarlo invece di calpestarlo. Tale figura mi ha ricordato molto quella di Alfredo in "Nuovo Cinema Paradiso".

Ho trovato questo film, non solo di cronaca politica, il che lo avrebbe reso banale e ripetitivo, ma un'utile riflessione sul sottile confine tra il potere delle idee e quello dei sentimenti. Dove incomincia l'uno e dove finisce l'altro?

Mi ha anche ricordato la trama del "Giovane Holden" per via delle due storie parallele di due fratelli: l'uno apparentemente fortunato e poi dannato dal destino e l'altro che vive nell'ombra, ma riesce a percorrere la sua strada ricevendo dalla vita molte meno frustrazioni di quelle ricevute dal fratello.