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mercoledì 7 dicembre 2011

Il giorno in più



Riguardo allibita la filmografia di Massimo Venier ricordando il suo nome come quello di un regista di tanti successi del cinema italiano...già perhè "Il giorno in più" è in realtà il film in più che va ad infamare la sua carriera...Il fatto che fosse tratto da un libro di Fabio Volo aiutava in partenza solo la mietitura di un pubblico più vasto, essendo le trame del dj improvvisato "tuttologo" di rara banalità. La trama è dunque debole, ma la regia ancora di più. Siamo proprio a livello di scopiazzature bell'e buone che non tentano nemmeno di essere citazioni! Quel che rimane è solo un pò di commiserazione per la brava Isabella Ragonese che s'è andata ad impelagare in un film proprio non alla sua altezza.

domenica 2 gennaio 2011

Un altro mondo


Dopo lo choc di "Parlami d'amore", polpettone di una polpettonaggine sconvolgente, entro in sala intimidita, anche perchè la locandina non mi promette nulla di buono. Trasuda buonismo da ogni angolatura. Inoltre la scrittura della sceneggiatura è di nuovo a quattro mani con una tale Vangelista, coautrice di "Parlami d'amore". Il fatto che il film venga proiettato alle ore 17, peggiora le mie aspettative, perchè mi insospettisce sulla sua durata. Che non sia un altro mega-cine-romanzo da 3 ore con endovena inclusa nel prezzo a fine proiezione? La prima parte del film in realtà non fa che confermare queste mie tristi aspettative. Il viaggio in Africa ricorda le manie di scimmiottare i miti americani, o meglio i loro falsi valori, dei fratelli Muccino. (Vedi "La ricerca della felicità" di Gabriele M.). Il secondo tempo, sarà che la situazione era così deprimente che poteva solo migliorare, resuscita un pò il film. Gli scrolla di dosso un pò di patetismo, anche se non del tutto. Alcuni dialoghi riescheggiano "Parlami d'amore" per quanto sono insulsi, superficiali e strappalacrime. Il focus del regista diventa in questa seconda parte il rapporto di coppia di Gabriele Muccino e la Ragonese e la presenza del piccolo "cacca nera" (così lo insultano a scuola) diventa un deus ex machina per approfondire il loro rapporto di coppia, le loro paure ed i loro progetti. A tratti il film è poco credibile, ad esempio nel tratteggiare alcune dinamiche del trio bimbo nigeriano, finto padre e finta madre. Il ruolo di Charlie è troppo irrealisticamente sottomesso. A parte queste critiche di stampo più psicologico che filmico, il montaggio e la sceneggiatura mantengono un livello discreto e rispettabile ed anche alcuni scivoloni nella trama vengono ben recuperati.

venerdì 2 luglio 2010

Dieci inverni


Una autentica storia d'amore, che attraversa il tempo, quello dei dieci inverni del titolo, senza lasciare dentro alcun senso di nostalgia o di dispersione della compattezza dei tratti dei personaggi. Tutto rimane realisticamente semplice e credibile. Questo grazie ad una sceneggiatura che sa garantire un senso di leggerezza che rende il tutto ancora più vero. La scenografia affidata al fascino dell'inverno nella gelida Mosca e nella allagatissima Venezia, consolida la resa della trama, già ben supportata dalla recitazione dei protagonisti.

venerdì 21 maggio 2010

La nostra vita


Si entra in sala con qualche certa aspettativa quando il film in questione è l'unico in gara al festival di Cannes per l'annata 2010. La grande sala bolognese dell'Arlecchino è quasi al completo per il suo primo spettacolo serale del primo giorno di proiezione. E se si considera la leggerezza primaverile che si respira in una finalmente tiepida serata in città, non è da poco. Il film inizia e subito il carisma recitativo di Elio Germano colonizza la mia attenzione sui suoi sentimenti. Sui sentimenti di un italiano oggi in Italia. Un italiano operaio, allevato nell'ignoranza e nella invidia del potere che significa avere e quindi essere. Tutto questo viene rappresentato talmente in maniera realistica che il potere comunicativo di ciò che si vede riesce a superare la percezione di didascalismo che in qua e in là germoglia durante la narrazione. Qualche anno fa una canzonetta sanremese recitava "in Italia si sta male, in Italia si sta bene, in Italia si sta male, si sta meglio, si sta peggio, qui si sta come si sta..." e proprio questo sembra il vero nodo della riflessione di Luchetti. Siamo felici oggi in Italia? Cos'è che ci rende felici? Il berlusconismo dilagante incombe senza neppur essere mai nominato.

lunedì 10 maggio 2010

Due vite per caso


Questa opera prima del regista italiano Alessandro Aronadio è una versione italica di "Sliding doors". Le due strade che la vita di Matteo può intraprendere sono macchinosamente messe in scena alternando i vari piani narrativi in una continuità temporale. Sicuramente, oltre che una riflessione sulla casualità del destino, il regista vuole proporne una sul ruolo delle forze dell'arma in Italia. Nonostante il caso Cucchi sia nato sicuramente in una fase successiva a quella delle riprese, è proprio a quello che sono volti i miei pensieri nell'osservare la palese critica dell'uso della violenza nello Stato Italiano. Nel complesso il film presenta una serie di spunti di riflessione che sembrano montati assieme in maniera ancora poco armonica ed un pò impressionistica.