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lunedì 24 gennaio 2011

Immaturi


Il cinema italiano di oggi sembra essersi abbastanza appiattito sul tema esplicitamente, spudoratamente trattato da questo film. L'immaturità della generazione della crisi è ormai al centro di molte pellicole in cui il tema viene coniugato accanto alle tematiche della paura della stabilità in amore e a volte della disoccupazione. Immaturi usa come pretesto il dover ridare l'esame di maturità di un gruppo di ex compagni di scuola, per ricavalcare l'onda di "Notte prima degli esami" e sequel. Il detto "gli esami non finiscono mai è per l'ennesima volta un pretesto facile per ripercorrere con una visione sociologica abbastanza banalizzata la società di oggi. La generazione in questione è quella dei quaratenni di oggi. Il film non si può dire che non decolli, ma vola sempre molto basso, con una sceneggiatura ad un passo dalla mediocrità, nonostante lo sfoggio di nomi noti nel cast.

lunedì 27 dicembre 2010

The Tourist


Sotto Natale sembra vigere la norma per cui la soglia di accettabilità di una pellicola per essere prodotta si abbassa, o meglio si sa che è più facile riempire la sala senza sforzarsi troppo. "The Tourist" è un film che sfiora il comico da quanto riesce ad essere poco credibile e kitch. Gli abiti di Angelina Jolie sono sempre sopra le righe e la staffetta di comparse di attori italiani è il modo peggiore per rendere omaggio all'Italia. Il film, ambientato a Venezia, è, infatti, un'accozzaglia di luoghi comuni sul nostro Paese. Se non fossi stata in compagnia di una persona che mi ha coinvolto nel tentativo di comprendere assieme la trama, pergiunta presuntuosamente contorta, avrei mandato tutto a quel paese e mi sarei arresa alla semplice contemplazione delle sequenze. Non tutti i film, infatti, meritano di essere seguiti. Ma a Natale, quando ci si barcamena tra cinepanettoni più o meno riusciti...anche "noi" commentatori ci addolciamo un pò.

sabato 13 novembre 2010

Ti presento un amico


Da Psicologia del lavoro sottolineo che se persino Vanzina, il regista di film d'evasione per eccellenza, è arrivato a toccare, a modo suo, il tema della crisi lavorativa odierna, vuol dire che la situazione è veramente di urlante emergenza. Il contributo fornito dal regista dipinge un pittoresco scenario del mondo delle aziende, che somiglia molto più a quello dei bordelli. Il manager diventa un puttaniere per eccellenza e le colleghe sono le veline dei vari "Natale a...". Questa visione piatta e semplicistica e poi soprattutto falsa del mondo del lavoro, cerca comunque di fare "giustizia" ai lavoratori, proponendo una figura di manager, che sulla carta è molto simile a quello di George Clooney in "Tra le nuvole", che non riesce, però a licenziare ed a tagliare le teste così come vorrebbe il capo. Vanzina cer ca di misurarsi con un tema drammatico, ma quello che ottiene è di girare la sua solita commedia, magari dall'ironia un pò più contenuta, con per sfondo cartonato, ma ben poco credibile, quello delle aziende di oggi.

venerdì 21 maggio 2010

La nostra vita


Si entra in sala con qualche certa aspettativa quando il film in questione è l'unico in gara al festival di Cannes per l'annata 2010. La grande sala bolognese dell'Arlecchino è quasi al completo per il suo primo spettacolo serale del primo giorno di proiezione. E se si considera la leggerezza primaverile che si respira in una finalmente tiepida serata in città, non è da poco. Il film inizia e subito il carisma recitativo di Elio Germano colonizza la mia attenzione sui suoi sentimenti. Sui sentimenti di un italiano oggi in Italia. Un italiano operaio, allevato nell'ignoranza e nella invidia del potere che significa avere e quindi essere. Tutto questo viene rappresentato talmente in maniera realistica che il potere comunicativo di ciò che si vede riesce a superare la percezione di didascalismo che in qua e in là germoglia durante la narrazione. Qualche anno fa una canzonetta sanremese recitava "in Italia si sta male, in Italia si sta bene, in Italia si sta male, si sta meglio, si sta peggio, qui si sta come si sta..." e proprio questo sembra il vero nodo della riflessione di Luchetti. Siamo felici oggi in Italia? Cos'è che ci rende felici? Il berlusconismo dilagante incombe senza neppur essere mai nominato.