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sabato 8 settembre 2012

Bella addormentata

Eluana Englaro è morta.
 Il grande scandalo si consuma lentamente attraversando le storie di tutti quelli che tra le mura domestiche vivono lo stesso genere di morte o muoiono nel tentativo di sopravvivere, a seconda dei punti di vista. Vivere, sopravvivere, morire nell'anima, annientarsi fisicamente ed essere annientati fisicamente, Bellocchio coniuga il senso della vita all'attivo ed al passivo, proponendo una messa in scena di tante piccole storie.
Cosa succede in una famiglia quando una bellissima figlia rimane in stato vegetativo e la madre perde d'un colpo la forza di vivere? Cosa accade quando una figlia scopre che il padre ha dolcemente collaborato alla morte di sua madre, glielo perdonerà mai? Cosa succede se la voglia di vivere viene estirpata brutalmente dal virus della depressione per colpa della droga? Quale di tutte queste condizioni è vita?
La struttura a piramide della narrazione, che culmina nella scelta del senatore del PdL di dimettersi, votando contro la legge che proibirebbe alle tante Eluna di cessare la loro sofferenza, ha una compattezza sublime. Ogni storia ha una sua direzione, ma non si percepisce alcuna frammentarietà narrativa. Tutto si intreccia, eppure ognuno rimane dentro la propria sofferenza.
Il ritmo è serrato e le scene non sono cupe, ma intense. Il finale conclude, ma lascia intravedere vari squarci interpretativi, tutti segnali di una regia da Leone d'Oro.

domenica 2 gennaio 2011

Un altro mondo


Dopo lo choc di "Parlami d'amore", polpettone di una polpettonaggine sconvolgente, entro in sala intimidita, anche perchè la locandina non mi promette nulla di buono. Trasuda buonismo da ogni angolatura. Inoltre la scrittura della sceneggiatura è di nuovo a quattro mani con una tale Vangelista, coautrice di "Parlami d'amore". Il fatto che il film venga proiettato alle ore 17, peggiora le mie aspettative, perchè mi insospettisce sulla sua durata. Che non sia un altro mega-cine-romanzo da 3 ore con endovena inclusa nel prezzo a fine proiezione? La prima parte del film in realtà non fa che confermare queste mie tristi aspettative. Il viaggio in Africa ricorda le manie di scimmiottare i miti americani, o meglio i loro falsi valori, dei fratelli Muccino. (Vedi "La ricerca della felicità" di Gabriele M.). Il secondo tempo, sarà che la situazione era così deprimente che poteva solo migliorare, resuscita un pò il film. Gli scrolla di dosso un pò di patetismo, anche se non del tutto. Alcuni dialoghi riescheggiano "Parlami d'amore" per quanto sono insulsi, superficiali e strappalacrime. Il focus del regista diventa in questa seconda parte il rapporto di coppia di Gabriele Muccino e la Ragonese e la presenza del piccolo "cacca nera" (così lo insultano a scuola) diventa un deus ex machina per approfondire il loro rapporto di coppia, le loro paure ed i loro progetti. A tratti il film è poco credibile, ad esempio nel tratteggiare alcune dinamiche del trio bimbo nigeriano, finto padre e finta madre. Il ruolo di Charlie è troppo irrealisticamente sottomesso. A parte queste critiche di stampo più psicologico che filmico, il montaggio e la sceneggiatura mantengono un livello discreto e rispettabile ed anche alcuni scivoloni nella trama vengono ben recuperati.

lunedì 4 ottobre 2010

La pecora nera


Ascanio Celestini riesce a cavalcare il tema della rinchiusione dei matti, tanto comune nei fatidici anni '60 del film, con una padronanza dei sentimenti che narra sbalorditiva. Molti sono i film che, infatti, oggi raccontano la vita dei "matti" prima della legge Basaglia, ma mai mi era capitato di assistere ad una rappresentazione così toccante pur senza essere patetica e così originale. Il funzionamento mentale del geniale Celestini, che vediamo nelle vesti eccellenti di attore, quando impersona il protagonista rinchiuso fin dall'infanzia in un manicomio, diventa il leit motiv e filo conduttore della storia stessa. Tra interlocutori immaginari, pensieri circolari, frasi ripetute come mantra. Il senso di solitudine che si insinua sempre più nello spettatore esplode nella scena del supermercato finale.