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sabato 8 settembre 2012

Bella addormentata

Eluana Englaro è morta.
 Il grande scandalo si consuma lentamente attraversando le storie di tutti quelli che tra le mura domestiche vivono lo stesso genere di morte o muoiono nel tentativo di sopravvivere, a seconda dei punti di vista. Vivere, sopravvivere, morire nell'anima, annientarsi fisicamente ed essere annientati fisicamente, Bellocchio coniuga il senso della vita all'attivo ed al passivo, proponendo una messa in scena di tante piccole storie.
Cosa succede in una famiglia quando una bellissima figlia rimane in stato vegetativo e la madre perde d'un colpo la forza di vivere? Cosa accade quando una figlia scopre che il padre ha dolcemente collaborato alla morte di sua madre, glielo perdonerà mai? Cosa succede se la voglia di vivere viene estirpata brutalmente dal virus della depressione per colpa della droga? Quale di tutte queste condizioni è vita?
La struttura a piramide della narrazione, che culmina nella scelta del senatore del PdL di dimettersi, votando contro la legge che proibirebbe alle tante Eluna di cessare la loro sofferenza, ha una compattezza sublime. Ogni storia ha una sua direzione, ma non si percepisce alcuna frammentarietà narrativa. Tutto si intreccia, eppure ognuno rimane dentro la propria sofferenza.
Il ritmo è serrato e le scene non sono cupe, ma intense. Il finale conclude, ma lascia intravedere vari squarci interpretativi, tutti segnali di una regia da Leone d'Oro.

sabato 19 marzo 2011

Sorelle mai


Questa pellicola è tipicamente di Bellocchio per alcuni aspetti visivi. Spicca, infatti, la cupezza delle immagini in cui le ombre giocano un ruolo da protagoniste. In questo caso, nonostante tale costante, sono comunque rimasta stupita dalle immagini. Più nello specifico è la loro definizione che mi ha colpita. In alcune scene, infatti, le immagini sono simili a quelle dei filmini dei nostri genitori che vengono tirati fuori nei convivi familiari. Sembrano sfocate ed i colori sbiaditi. Eppure nel film quelle scene si riferiscono ad anni correnti e non a cosiddetti "episodi della memoria". Non sono riuscita a farmi una ragione di questa modalità tecnica se non come un modo per dare un'atmosfera di maggiore intimità a questa storia.
Proprio la trama rappresenta poi un altro elemento anomalo. Già altre volte Bellocchio aveva proposto storie talmente intime e con così pochi personaggi coinvolti da sembrare senza uno sfondo, un panorama sociale, un pò come succede tipicamente nei film di Pupi Avati. In questo caso, però , oltre a questo, sembra esserci un intento più documentaristico che puramente narrativo. Sia le prime scene che la struttura stessa del film, scandita chiaramente in episodi temporalmente consecutivi, depistano inizialmente lo spettatore che crede di trovarsi di fronte ad una carrellata di dieci anni della nostra Italia.

Nonostante l'estrema lentezza della trama, l'enigmaticità degli effetti visivi, credo che la scena finale alquanto magrittiana rappresenti un vero tocco di classe per un film che non mi ha convinto fin dall'inizio.