Visualizzazione post con etichetta angela finocchiaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta angela finocchiaro. Mostra tutti i post

domenica 6 marzo 2011

Manuale d'amore 3

Da sempre nutro una sfegatata preferenza per il cinema italiano, che, per me, rappresenta un genere vero e proprio che non ha rivali nè in Europa, nè oltreoceano. La commedia all'italiana riesce a trasmettere una serenità ed un puro senso della bellezza che nemmeno il più riuscito film americano può eguagliare.

Partendo da queste premesse noto con grande rammarico come oggi il nostro cinema sia protagonista di una discesa vertiginosa nel livello di produzione. Manuale d'amore 3 ne è la prova. Non basta un titolo fortunato per fare un film altrettanto riuscito. Inoltre trovo che questa formula ad episodi sia ormai stata abbastanza cavalcata ed abusata da poter anche invocare una tregua. Manuale d'amore 3 è un film senza una idea originale che sia una. Nonostante il cast di stelle, che va a scomodare addirittura celebrità hollywoodiane del calibro di De Niro, il film vola d'un basso da rasentare lo schianto e la catastrofe totale. La sceneggiatura è ormai depauperata dall'usura: ormai non si sa più che cosa raccontare. Gli attori stessi sembrano addirittura annoiati e poco convinti. Persino il re della comicità italiana, Carlo Verdone seppur calato nel proprio personaggio che è poi quello che più gli è congeniale, annoia e non entusiasma come in genere è solito fare.

martedì 28 dicembre 2010

La Banda dei Babbi Natale


Se di cinepanettone bisogna morire, scegliere l'ultimo film di Aldo Giovanni e Giacomo è la morte migliore che si possa fare. Dopo il catastrofico "Cosmo sul comò", il trio siciliano torna sul grande schermo con una storia autentica, credibile, compatta, ben narrata. La comicità è garbata, innocente, studiata. Ciò non vuol dire che non si rida a crepapelle. La trama coinvolge, inoltre, l'attrice Angela Finocchiaro in una parte di poliziotta che le sta a pennello e la rende più credibile di tante altre sue performances. Non sempre, dunque, il comico fa perdere di valore gli attori, anzi quando ciò non accade è sintomo di alta qualità della pellicola. E questo ne è il caso. Esilarante la partecipazione di Mara Maionchi.

sabato 2 ottobre 2010

Benvenuti al Sud


Dopo aver ascoltato l'intervista di Renzo Bossi durante la prima puntata de "Le invasioni barbariche" della Bignardi, non c'è film più riscattatorio e consolatorio di "Benvenuti al Sud". Si tratta di una fotografia nitida senza eccessivi sbilanciamenti verso il macchiettismo, di cosa porta gli italiani a votare determinati partiti politici come la Lega dal fazzoletto verde. Al centro di tutto ci sono gli stereotipi che vengono in questa pellicola entomologicamente sviscerati. Ne esce un'Italia divisa da un mondo di credenze che in realtà appartengono solo alla rappresentazione mentale che la gente ha rispettivamente della zona geografica opposta alla propria. Il risultato è a tratti cabarettistico, ma nel complesso la trama regge ed è credibile ed intensa, oltre che immancabilmente malinconica.

mercoledì 10 marzo 2010

MIo fratello è figlio unico


Una storia molto intensa, scritta in modo altamente equilibrato, dando il giusto peso, sia alla dimensione personale dei personaggi, sia a quella politica. In questo credo che consti il più grande vanto che si può accreditare a tale pellicola: il riuscire a mantenere quel senso di integrità dei personaggi, senza renderli delle macchiette. Penso che nemmeno il tanto decantato "La meglio gioventù" sia riuscito a fare questo. Accio è un figlio ed un giovane alla ricerca della propria strada e del proprio posto nel mondo e lo fa scontrando l'appartenenza ad una famiglia a quella ad un partito politico: due religioni in completa antitesi. Se, infatti, il fratello è comunista, Accio proprio per spirito di contestazione si iscrive all'MSI. Qui il suo mentore è Mario, venditore di tovaglie, mussolinianamente calvo, unico disposto a guidarlo invece di calpestarlo. Tale figura mi ha ricordato molto quella di Alfredo in "Nuovo Cinema Paradiso".

Ho trovato questo film, non solo di cronaca politica, il che lo avrebbe reso banale e ripetitivo, ma un'utile riflessione sul sottile confine tra il potere delle idee e quello dei sentimenti. Dove incomincia l'uno e dove finisce l'altro?

Mi ha anche ricordato la trama del "Giovane Holden" per via delle due storie parallele di due fratelli: l'uno apparentemente fortunato e poi dannato dal destino e l'altro che vive nell'ombra, ma riesce a percorrere la sua strada ricevendo dalla vita molte meno frustrazioni di quelle ricevute dal fratello.