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martedì 27 maggio 2014

Le meraviglie


La campagna dalla piattezza priva di segreti ripresa in tanti piano-sequenza si anima a metà film grazie alla sagoma di un cammello. La scena visionaria tra il felliniano ed il bergmaniano vale da sola il Gran Premio della Giuria di Cannes 2014, così come la beffa finale della casa vuota con la tenda che si muove per mano del vento. La lentezza della vita agreste che cadenza le giornate della famiglia protagonista di "Le meraviglie" costituisce la nota dominante della musica del film. In tutto questo la regista inserisce la contrapposizione tra la fascinazione verso il mondo dello spettacolo e la semplicità della vita quotidiana. L' aspetto cavalcato dal cinema italiano di oggi costituisce una nota alta del film seppur non tra le più originali. "Le meraviglie" è una pellicola dalla linearità narrativa e dall' estetica neorealista, ma sottende una notevole complessità simbolica, che sta allo spettatore decriptare. Dietro le immagini si snoda un crocevia di sfumature e la abile regista sembra beffarsi di ogni palese etichetta di genere, spiazzando lo spettatore ogni qualvolta la trama sembra prendere una connotazione stereotipica. Così quando la bambina si ferisce mentre sta smielando, il film rinuncia al tema dello sfruttamento lavorativo minorile. Allo stesso modo il tema dello spettacolo che peraltro fornisce il titolo al film, non ne determina la conclusione. In questo modo la regista porta sullo schermo l' essenza di uno spicchio di società in cui i bambini sono concreti e gli adulti sognatori.

domenica 6 marzo 2011

Manuale d'amore 3

Da sempre nutro una sfegatata preferenza per il cinema italiano, che, per me, rappresenta un genere vero e proprio che non ha rivali nè in Europa, nè oltreoceano. La commedia all'italiana riesce a trasmettere una serenità ed un puro senso della bellezza che nemmeno il più riuscito film americano può eguagliare.

Partendo da queste premesse noto con grande rammarico come oggi il nostro cinema sia protagonista di una discesa vertiginosa nel livello di produzione. Manuale d'amore 3 ne è la prova. Non basta un titolo fortunato per fare un film altrettanto riuscito. Inoltre trovo che questa formula ad episodi sia ormai stata abbastanza cavalcata ed abusata da poter anche invocare una tregua. Manuale d'amore 3 è un film senza una idea originale che sia una. Nonostante il cast di stelle, che va a scomodare addirittura celebrità hollywoodiane del calibro di De Niro, il film vola d'un basso da rasentare lo schianto e la catastrofe totale. La sceneggiatura è ormai depauperata dall'usura: ormai non si sa più che cosa raccontare. Gli attori stessi sembrano addirittura annoiati e poco convinti. Persino il re della comicità italiana, Carlo Verdone seppur calato nel proprio personaggio che è poi quello che più gli è congeniale, annoia e non entusiasma come in genere è solito fare.

domenica 14 marzo 2010

Manuale d'amore 2


Se il cinema ha talvolta il curioso dono di alleviarci la vita, raccontandocela come una brezza leggera, allora Manuale d'amore 2 assolve in pieno questa missione pacificatoria. Se si ha voglia di un pò di leggerezza e di coccole sdraiati in una poltrona col sedile di velluto, quale modo migliore di scegliere un film sull'amore? Il tono di voce di Bisio che parla ad una radio accompagna subito lo sprofondato spettatore i n questo clima da diario. La prima storia è di solito quella che rimane più sfocata nella memoria di chi esce dalla sala. In questo caso la bellezza della Bellucci strega con la sua perfetta freddezza, che ben si combina con la dolcezza della storia che la vede regina. Le altre storie sono racconti più pittoreschi e scendon a cascata verso la banalità. L'episodio finale con Verdone è troppo Verdoniano per essere godibile, ma la colonna sonora accompagna bene l'impasto e sembra di gustare una buonissima stecca di semplicissimo zucchero filato.