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giovedì 13 dicembre 2012

Una famiglia perfetta


Nonostante l’alone generale che il film si trascina dietro ammicchi abbondantemente al cinepanettone, mi lascio trascinare in sala dal “legittimo sospetto” sollevato dal trailer. Qualcosa mi dice fin da subito che potrebbe non essere la solita trappola natalizia. In effetti l’ “asse” Castellitto-Giallini-Gerini già collaudato in “Non ti muovere” mi lascia se non altro incuriosita visto il successo del citato “trittico” nel film tratto dal celebre romanzo della Mazzantini.
 Una volta entrata in sala “Una famiglia perfetta” mi inonda con la creatività di un script veramente innovativo e fuori dagli schemi cinepattoneschi. Nonostante il film sia di matrice spiccatamente teatrale, la scenografia completamente realizzata in interni non va ad appesantire minimamente la resa del film nella sua interezza.
L’idea iniziale del regista è vulcanica e dirompente: non lascia spazio ad un eventuale riflessione su altri elementi critici del film, come la messa in scena di alcuni stereotipi. Il Natale diventa un teatro vero e proprio e Genovese riesce con leggerezza a condurre una riflessione profonda su quanto ci sia di autentico nel Natale. Se il personaggio di Castellitto non è proprio originale e ricorda un certo Scrooge di più antica memoria, l’idea della troupe che viene assoldata per fargli trascorrere un Natale in compagnia è veramente geniale, come lo è l’inizio ex-abrupto, che mi ha gettata in un iniziale senso di smarrimento.

martedì 23 ottobre 2012

Il comandante e la cicogna

L'incipit de "Il comandante e la cicogna" rispecchia a pieno l'ironia e la leggerezza di Silvio Soldini: le statue di Garibaldi e Dante al centro di una indefinita piazza commentano con il loro fare super partes il fare dei passanti, i tempi che corrono e tutti quei discorsi di cui è intrisa la nostra qualità. Dalla fotografia accurata, il film "Il comandante e la cicogna" mette in scena con apparente buonismo e con grande arguzia la vita di una famiglia "qualsiasi", con tutti i suoi fantasmi, i suoi problemi e le sue incomunicabilità. I personaggi sono tutti molto ben scritturati, ma in questa atmosfera a metà tra realtà e finzione si ambienta al meglio il personaggio del figlio Elia, capace di zittire il padre con citazioni celebri e di irritare la sorella con domande per lei assurde. Con questo film Soldini ci regala un quadro solido della famiglia di oggi, in cui i problemi si affrontano assieme ed anche nell'incomunicabilità (tra padre e figlio) c'è accettazione. 

sabato 29 settembre 2012

Reality

Il dopo Gomorra di Garrone fà largo ai sogni, quelli con la S maiuscola, rappresentandone il potere accecante tramite immagini sfarzose. Partendo dalle scene sfarzose di un matrimonio faraonico la storia sprofonda in modo sempre meno idilliaco e sempre più patologico.
Luciano è un verace pescivendolo di Napoli che vende di contrabbando robot da cucina improbabili quanto esteticamente repellenti. Una delle prime scene del film introduce lo slogan "Non dovete mai smettere di credere nei vostri sogni", ma la vita del protagonista finisce in un tunnel di schiavitù da essi, quando iniziano i provini del Grande Fratello. Garrone propone una trama adagiata su un letto di napoletanità perfettamente scolpito, ma la sua asserzione è molto profonda: il Grande Fratello può portare a creare falsi valori di successo fino a fare perdere il senso di realtà? Da psicologa mi sento di dire che una persona che perde l'esame di realtà a tal punto da pensare di essere spiata dal Grande Fratello e da regalare teatralmente tutti i propri beni al prossimo per fare vedere di esser degno del programma, ha nel reality solo l'evento scatenante di una patologia megalomane che si sarebbe comunque scatenata con altre modalità. Garrone vuol farci riflettere con immagini pittoresche e dialoghi in parte sottotitolati su dove sta andando una parte del mito del progresso e su quali valori abbraccia una determinata società. Non siamo, però, così fragili, non lo è la società. Il Grande Fratello non ha tutto questo potere ed aggiungo per fortuna.

domenica 7 marzo 2010

La sconosciuta


Truculento e pieno di sofferenza, "La sconosciuta" esplora la solitudine con musiche ossessive come i pensieri che affollano una mente disperata. La storia si modifica pian piano e lo zoom si sposta fino ad illuminare aspetti sempre più drammatici e arcani di questa sconosciuta ucraina, di cui non si sa nemmeno il vero nome. Se Tornatore voleva sconvolgere ce l'ha fatta benissimo. Questa storia è toccante quanto estrema e crudelmente vera.
Ho fatto fatica a vedere "La sconosciuta", francamente sono stata sollevata dal cielo stellato che ti offre il cinema all'aperto: un senso si liberazione in questo incalzare di scene di miseria d'animo.
Non è un film per stare tranquilli. Se ne esce sbattuti da una brutta storia, orchestrata magistralmente.