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giovedì 13 dicembre 2012

Una famiglia perfetta


Nonostante l’alone generale che il film si trascina dietro ammicchi abbondantemente al cinepanettone, mi lascio trascinare in sala dal “legittimo sospetto” sollevato dal trailer. Qualcosa mi dice fin da subito che potrebbe non essere la solita trappola natalizia. In effetti l’ “asse” Castellitto-Giallini-Gerini già collaudato in “Non ti muovere” mi lascia se non altro incuriosita visto il successo del citato “trittico” nel film tratto dal celebre romanzo della Mazzantini.
 Una volta entrata in sala “Una famiglia perfetta” mi inonda con la creatività di un script veramente innovativo e fuori dagli schemi cinepattoneschi. Nonostante il film sia di matrice spiccatamente teatrale, la scenografia completamente realizzata in interni non va ad appesantire minimamente la resa del film nella sua interezza.
L’idea iniziale del regista è vulcanica e dirompente: non lascia spazio ad un eventuale riflessione su altri elementi critici del film, come la messa in scena di alcuni stereotipi. Il Natale diventa un teatro vero e proprio e Genovese riesce con leggerezza a condurre una riflessione profonda su quanto ci sia di autentico nel Natale. Se il personaggio di Castellitto non è proprio originale e ricorda un certo Scrooge di più antica memoria, l’idea della troupe che viene assoldata per fargli trascorrere un Natale in compagnia è veramente geniale, come lo è l’inizio ex-abrupto, che mi ha gettata in un iniziale senso di smarrimento.

venerdì 17 dicembre 2010

La bellezza del somaro


In un casolare sospeso nell spazio e nel tempo vengono trasportati tutti gli psicodrammi familiari e sociali della società moderna. Il patetismo è sfidato con l'ironia. Ne esce una commedia a tratti oniricamente felliniana, a tratti teatrale, che rappresenta il mondo di oggi riuscendo a coglierne una quantità di sfumature veramente impressionante. Il trigenerazionale, i rapporti di coppia, i tradimenti ed il rapporto genitori figli. Il fallimento degli ideali di una generazione di sessantottini, il prolificare delle canne come forma di condiisione di un'esperienza. Tutto questo e molto altro ancora viene frullato in un'esilarante commedia che vuole fare i conti con la realtà, ma mantenendo un punto di vista artistico, in modo da ridurre il senso di amarezza. Il film è anche pieno di provocazioni come quello della figlia Rosa che si fidanza con un vecchissimo per lei Enzo Iannacci, il quale per tutta la durata del film è una sagoma magrittiana. Rappresenta "il vecchio" e basta, forse proprio come lo vede la adolescente. L'immagine del somaro è l'emblema della società come viene qui rappresentata: limitata e ridicola, ma al contempo innocente e piena di tenerezza.