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giovedì 13 dicembre 2012

Una famiglia perfetta


Nonostante l’alone generale che il film si trascina dietro ammicchi abbondantemente al cinepanettone, mi lascio trascinare in sala dal “legittimo sospetto” sollevato dal trailer. Qualcosa mi dice fin da subito che potrebbe non essere la solita trappola natalizia. In effetti l’ “asse” Castellitto-Giallini-Gerini già collaudato in “Non ti muovere” mi lascia se non altro incuriosita visto il successo del citato “trittico” nel film tratto dal celebre romanzo della Mazzantini.
 Una volta entrata in sala “Una famiglia perfetta” mi inonda con la creatività di un script veramente innovativo e fuori dagli schemi cinepattoneschi. Nonostante il film sia di matrice spiccatamente teatrale, la scenografia completamente realizzata in interni non va ad appesantire minimamente la resa del film nella sua interezza.
L’idea iniziale del regista è vulcanica e dirompente: non lascia spazio ad un eventuale riflessione su altri elementi critici del film, come la messa in scena di alcuni stereotipi. Il Natale diventa un teatro vero e proprio e Genovese riesce con leggerezza a condurre una riflessione profonda su quanto ci sia di autentico nel Natale. Se il personaggio di Castellitto non è proprio originale e ricorda un certo Scrooge di più antica memoria, l’idea della troupe che viene assoldata per fargli trascorrere un Natale in compagnia è veramente geniale, come lo è l’inizio ex-abrupto, che mi ha gettata in un iniziale senso di smarrimento.

sabato 5 giugno 2010

18 anni dopo


Il cinema italiano è un vero cinema d'autore e la più grande dimostrazione è quando escono sul mercato opere prime come questa. Una trama on-the road che potrebbe scadere nel deja vu invece riesce ad emozionare molto grazie ad una recitazione strepitosa del protagonista Edoardo Leo, anche regista. Due fratelli si rincontrano dopo diciotto anni. Far capire "diciotto anni da cosa?" è l'obiettivo del film Il loro viaggio in Calabria è l'iter di questa scoperta graduale. La morte del loro padre è il pretesto narrativo per raccontare il loro rapporto dannato. Se Marco Bonini è l'Alessandro Gassman della situazione: bello e superficiale, Edoardo Leo è, invece, un meccanico balbuziente. Il loro rapporto, che va man mano scoprendosi durante il simbolico viaggio,è molto ben tratteggiato tanto da dare l'idea di due aspetti di una stessa personalità, che devono in qualche modo riuscire a convivere. Unico aspetto che non ho molto condiviso è la costruzione di alcuni aspetti della trama. La sempre femminilissima Sabina Impacciatore, moglie del protagonista, finisce con l'avere un semplice ruolo di deus ex machina per spiegare alcuni aspetti del passato familiare, che potevano essere benissimo raccontati direttamente dal rapporto tra i fratelli. Questo escamotage, mi ha, infatti, dato l'impressione di una parziale ammissione di incapacità da parte del regista di narrare fino in fondo questa storia. Per il resto un piccolo gioiello italiano.