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venerdì 18 febbraio 2011

Femmine contro maschi


Modificando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Questa nota regola matematica, che diventa una battuta tra Ficarra e Picone nel film, può essere una buona sintesi di questo prodotto "Sanvalentiniano". Gli attori sono, infatti, i medesimi di "Maschi contro femmine", il titolo è di per sè una trovata a dir poco "scarsamente fantasiosa". Il tutto risulta una ulteriore operazione commerciale per comprare più spettatori possibili abituandoli, come una madre abitua un bambino, ad accontentarsi di un cinema che scende progressivamente di livello. La qualità cala come il PIL, ma lo fa alla moviola, con una lentezza talmente realistica da sembrare naturale. Ed è proprio qui il vero tranello. Non dobbiamo, infatti, permettere che il nostro cinema diventi così televisivo. Alcune dinamiche della società italiana sono ormai inequivocabili su tutti i fronti: c'è una tale confusione di ruoli. Si confonde la satira con la politica così come si confonde il cinema con la televisione. L'ingordigia regna sovrana. Nulla da dire contro la recitazione dei singoli personaggi televisivi, dalla Littizzetto a Claudio Bisio, se non che il loro carisma appartiene ad un altro, importantissimo genere di spettacolo.

Che dire poi del titolo? Sembra essere uscito da una puntata di Ciao Darwin. Bella espressione dell'emanciapazione dei sessi in Italia! Anche a livello di sceneggiatura "Femmine contro maschi" lascia a desiderare. Sembra, infatti, un patchwork poco convincente, mentre almeno nel suo anteposto "Maschi contro femmine" la trama, seppur elementarissima, sembrava tenere un pò di più.

venerdì 29 ottobre 2010

Maschi contro femmine


Dopo l'exploit di "Notte prima degli esami", Fausto Brizzi ripete l'esperimento, ampliando la portata televisiva del cast e aggiudicandosi il merito ed il demerito di aver prodotto l'ennesimo film godibile e divertente, spensierato e senza pretese fin dal titolo, che costruisce poche aspettative nella sua formula adolescenziale.

Spesso vado al cinema semplicemente per svuotare la mente da una settimana di pensieri ed una formula del genere è il modo più veloce per spazzare via come un uragano tutte le immaginarie foglie autunnali che mi affollano di preoccupazioni invernali. Quello che mi domando, però, è al di là di questa funzione catartica e pseudoclinica del cinema, fino a che punto questa discesa del cinema italiano continuerà ad avanzare verso una commistione non sempre così lecita di cinema e televisione? Mi sembra, infatti, che, se qualche esperimento lecito produce effetti divertenti se combinato nelle giuste dosi, non sempre e non in tutte le forme produce un risultato riuscito. Si tratta, a mio parere di due linguaggi completamente diversi, il televisivo nel cinema rischia di trascinare il tutto sul cabarettistico, togliendo profondità alle scene e rendendole troppo parlate a scapito della recitazione.

sabato 27 marzo 2010

Happy family


"Happy family" è una storia corale che narra in maniera molto semplice e naif in senso buono la vita: i timori innanzitutto. Mettendo in ballo citazioni pirandelliane implicite ed esplicite, il regista osserva le indecisioni di un narratore che non sa fino a che punto lasciarsi tentare dalla finzione e fino a che punto, invece, vivere lasciando che le cose accadano in modo non prevedibile e armonico come succede, invece, nei film. Salvatores confeziona una storia che sprizza leggerezza ma non banalità. Anche se in genere non mi piacciono le storie dentro le storie, questo film mi ha fatto trascorrere due ore spensierate facendomi riflettere sulla bellezza della vita in maniera meno banale del previsto.