domenica 6 maggio 2012

Into the wild

Struggente parabola di una vita yippie che rincorre il valore della libertà, arrivandone a conoscere tutte le sfumature, nel bene e nel male. Ritratto di un modo di vivere alla ricerca di una risposta ai propri tormenti interiori mediante la fuga. Il viaggiare diviene dunque un vagare illudendosi che ci si possa dimenticare di ciò che si è assorbendo nuovi scenari. Da questo punto di vista il film è veramente spettacolare, la fotografia regala immagini e panorami che sintentizzano in un fotogramma il concetto della bellezza e trasmettono una sensazione di infinitezza e liberazione. Sean Penn accompagna con un montaggio che scandisce e confonde al contempo, la vita di Christopher McCandless o meglio la sua fuga dalla realtà alla ricerca di una felicità più ascetica che sociale. Il regista mira a realizzare un film esistenziale e riesce in pieno nel suo intento con una pellicola che si snoda nello spazio e nel tempo e che con il finale riesce a trasmettere il senso di questo viaggio.

martedì 1 maggio 2012

The avengers

Non avevo mai visto un film sui supereroi e non conoscevo il mondo di questo genere che di per sè non mi attira. Mi sono lasciata trascinare in sala accettando il rischio che il film potesse non piacermi, ma anche concedendomi la possibilità che mi stupisse. Mi sono, così, accomodata in mezzo ad una sala gremita di teen-agers e più o meno giovani. Lo spettacolo è stato doppio: da un lato la potenza degli effetti visivi della pellicola condita con un umorismo bizzarro e solare, dall'altro la turbolenza surreale di un 10% della platea. Man mano che la spettacolarità andava avanti acquisendo forme sempre più surreali, con effetti speciali che nella versione 3 D avrebbero lasciato attoniti, anche la platea si coloriva di dinamiche mai viste in un cinema civile fino al boato di uno spettatore "Ma insomma siamo 400 contro 10 cosa vogliam fare?".
Il mio vissuto di questa proiezione è dunque il frutto di un remix di tutti questi aspetti, ma volendo concentrarmi sul film in sè posso dire che non mi sia stato facile entrare nella trama essendo completamente all'oscuro dell'esistenza di un intero mondo di pellicole sui supereroi, qui tutti riuniti contro le forze del male.
La trama mi è apparsa all'inizio un pò contorta, ma riconosco il fascino dei personaggi seppure li veda piuttosto infantili nel modo di essere scritturati. Sicuramente anche la banale opposizione tra il bene ed il male è figlia di un cinema americano molto easy, ma che evidentemente piace non solo ai ragazzini.

lunedì 23 aprile 2012

Diaz

Diaz è un autentico pugno nello stomaco. Entro in sala travolta dall'incipit ex abrubto: una sequenza di immagini in steady cam che cercano di rendere più documentaristica possibile l'interpretazione di quel fatidico G8. La violenza è la vera protagonista in un film senza attori principali, ma dove tutti sono vittime o carnefici della stessa. L'analisi sociale di Vicari è veramente accurata, tutto si concentra sulle distinzioni tra manifestanti pacifici e black block e tra polizia sanguinaria e polizia e basta. Si parte dal caos più totale, da quella bottiglia che cronicamente si infrange alla moviola contro la strada e poi tutto ricomincia, ma con sempre maggiore chiarezza. Quando tutto viene spiegato  (alla base di questa interpretazione ci sono gli atti processuali consecutivi al G8) non resta addosso che un senso di violenza e di angoscia data dall'irreparabilità delle azioni di chi ha voluto fare di tutte le erbe un fascio. Questo film inoltre spiega molto bene come possa succedere che una condotta repressiva insana e perversa possa essere messa in atto in maniera sistematica da quella folla che non pensa: perchè questo ormai è un dato scientifico.

lunedì 2 aprile 2012

Posti in piedi in Paradiso

“Posti in piedi in Paradiso”, l’ultimo film di Verdone parte da una forte aspirazione sociale: quella di fotografare la società dei cinquantenni di oggi e di quella moltitudine di famiglie spaccate e lacerate dalle separazioni coniugali. I protagonisti del film sono tre uomini di mezza età che si ritrovano ad essere abitativamente defenestrati dalle proprie mogli ed intraprendono una bizzarra quanto obbligata condivisione di un appartamento. Nessuno dei tre, infatti, può permettersi un appartamento da solo perché sono troppo impegnati economicamente ad erogare assegni di mantenimento di ogni genere.
Se i personaggi appaiono stereotipati fin dall’inizio, la sceneggiatura è piatta e poco incisiva. Verdone stavolta non convince neanche me che lo ho sempre considerato uno dei migliori registi italiani viventi. Sembra tutto un ripetersi e riproporre un collage di situazioni risultate vincenti in passato.

domenica 18 marzo 2012

Magnifica presenza

Poetico e surreale come tutti i film di Ozpetek, "Magnifica presenza" è un film sul confine tra la realtà e la finzione, su quale delle due sia il vero specchio della realtà. Molto in linea come genere con "Mine vaganti" e "Le fate ignoranti", "Magnifica presenza" mi ha molto ricordato "Tutto su mia madre" di Almodovar, sia per la rifllessione sul tema della finzione, che per alcuni aspetti scenici e scenografici. Elio Germano interpreta con maestria un attore alle prime armi che si trova a condividere il proprio appartamento con una serie di fantasmi. Il film nonostante l'ispirazione originale, langue in molte scene e la sola invenzione iniziale non sembra sufficiente a traghettare il film fino in fondo.

Concerto Moretti

Teatro Arena del Sole- Bologna
Prendo di mira questo spettacolo già da un mese prima, ma compro il biglietto solo a qualche ora dal suo inizio. Macino fino all'ultimo la suspence del "ce la farò ad andarci?", poi all'ora di pranzo dopo un breve bilancio economico e sulle possibili sorti del mio sabato sera mi fiondo piena di speranza in biglietteria...in fin dei conti un posto solo si trova quasi sempre. E mi va bene.
Quando Nanni Moretti entra in sala penso che forse sarà uno spettacolo  un pò statico e noioso, ma quando il regista-attore inzia a recitare gli spezzoni dei suoi film, con una popolatissima orchestra alle spalle, mi sembra di rivedere tutta la mia tarda infanzia/adolescenza davanti ai miei occhi...come un lungo ciak.
Mi ricordo quando mi alzavo la domenica mattina prestissimo e non sapevo che fare perchè tutti ancora dormivano. Allora aprivo la credenza delle videocassette e ne sceglievo una a caso e me la guardavo. Fu così che conobbi 8 e mezzo di Fellini e Nanni Moretti. La prima volta che vidi un suo film fu in quel genere di circostanza ed era "Palombella rossa". Ricordo che ero poco più che una bambina e guardai tutto il film fino in fondo sperando di vedere prima o poi una scena fuori dalla piscina...alla fine conclusi stupita "questo Nanni Moretti è proprio pazzo".
Una decina d'anni dopo, appena maggiorenne avrei cercato di organizzare una retrospettiva sul regista presso il circolo dei DS. Inviai speranzosa una mail alla Sacher chiedendo se potevano procurarmi "Io sono un autarchico": il suo introvabile primo film del '76.
"Caro diario" riempì alcune mie ore di noia: lo rividi talmente tante di quelle volte che ne ricordo ancora le battute e la colonna sonora indimenticabile. Osservavo affascinata l'agosto deserto di Roma.
Questo spettacolo teatrale mi rigetta con una immediatezza impressionante negli anni più confusi della mia vita: quell'adolescenza che faticava ad esplodere, la solitudine di quegli anni ed il cinema come unico sogno possibile e per di più così a portata di mano. Ricordo con esattezza il perimetro del tappeto dentro il quale mi sedevo sentendomi protetta come un gatto dalla sua superficie definita, mentre alla tv le immagini cominciavano, continuavano a scorrere.
"La stanza del figlio" è  il film di Nanni Moretti che ha avuto nella mia vita il ruolo più importante: la storia di una famiglia che si disgrega di fronte ad una morte. Mentre Nanni Moretti stasera recitava alcuni brani mi sono accorta di ricordarli ancora a memoria, nonostante abbia visto il film solo una volta. Poteva essere la storia della mia famiglia, ma per fortuna non lo è stata.
Infine "Habemus Papam", il ricordo di quel secondo spettacolo di un inizio aprile. Il primo gelato della stagione ad un baracchino dopo la proiezione. Il primo film assieme a lui.

domenica 4 marzo 2012

Un giorno questo dolore ti sarà utile



Il film di Faenza ha lentamente riportato i miei pensieri agli anni confusi della mia adolescenza. Ero entrata in sala aspettandomi una oleografica pellicola a tema, ma il vero protagonista del film non è l'omosessualità, ma James ovvero l'adolescenza. Ricordando vagamente il romanzo"I dolori del giovane Werther" di Goethe, in quanto a delicatezza, "Un giorno questo dolore ti sarà utile" ha rappresentato per me un viaggio nel tempo di almeno 12 anni. Mi ha ricordato gli anni più confusi della mia vita e per tutto il tempo del film la attenzione critica per tutti gli aspetti tecnici della pellicola è stata obnubilata da questo improvviso effetto madelaine di Proust.



Per una volta Faenza riesce a costruire un personaggio che risulta completo e ben scritto, mentre in tutti i suoi film precedenti, seppur i soggetti fossero notevoli (Prendimi l'anima), rimane sempre nell'aria un senso di incompletezza.



James è un personaggio la cui autenticità è colta fino in fondo. Anche se altri aspetti del film possono risultare un pò trascurati (il ritmo di narrazione è infatti un pò affannato), la personalità di James o perlomeno la sua ricerca di essa risultano proprio messi a fuoco in maniera nitida.



Faenza ha, inoltre, il merito di riuscire ad affrontare il tema abusato della normalità/follia in maniera leggera e scevra da luoghi comuni: proprio come se dietro la cinepresa ci fosse la fantasia e la linearità di un adolescente.



Da psicologa vedo nel film l'unica caduta di stile della scelta di un life coach rispetto allo psicoterapeuta del testo originale di Cameron. Sembra quasi che per fare un film moderno si debba rinnegare il potere terapeutico della psicanalisi. Inoltre questa scelta risulta poco credibile anche per l'attrice orientale scelta. Non si tratta di un commento razzista, piuttosto della volontà di sottolineare come sia un pò assurdo che James trovi risposte alle sue domande proprio in quella fasulla cultura pseudo-spiritualista che infesta le menti dei suoi genitori che sono la causa primaria del suo malessere.