Struggente parabola di una vita yippie che rincorre il valore della libertà, arrivandone a conoscere tutte le sfumature, nel bene e nel male. Ritratto di un modo di vivere alla ricerca di una risposta ai propri tormenti interiori mediante la fuga. Il viaggiare diviene dunque un vagare illudendosi che ci si possa dimenticare di ciò che si è assorbendo nuovi scenari. Da questo punto di vista il film è veramente spettacolare, la fotografia regala immagini e panorami che sintentizzano in un fotogramma il concetto della bellezza e trasmettono una sensazione di infinitezza e liberazione. Sean Penn accompagna con un montaggio che scandisce e confonde al contempo, la vita di Christopher McCandless o meglio la sua fuga dalla realtà alla ricerca di una felicità più ascetica che sociale. Il regista mira a realizzare un film esistenziale e riesce in pieno nel suo intento con una pellicola che si snoda nello spazio e nel tempo e che con il finale riesce a trasmettere il senso di questo viaggio.
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domenica 6 maggio 2012
domenica 16 maggio 2010
Robin Hood

148 minuti all'americana. 28 in più rispetto alla regola generale delle due ore. Probabilmente poteva essere tagliata qualche scena all'inizio. E' che ormai debordare dalla durata convenzionale sembra essere un vezzo dei grandi registi made in USA (e non solo...) che vogliono far ricadere maggiore attenzione sul loro ultimo presunto capolavoro. Questa puntualizzazione tecnica è prevedibile per chi, leggendomi, ormai sa che credo che difficilmente un film oltre le due ore riesca a tenere il ritmo. A parte questo, la nuova versione di "Robin Hood" firmata da Ridley Scott si distingue per l'utilizzo di una strategia sulla cresta dell'onda nella produzione americana d'annata: fare leva sul piano temporale, giocando, in questo caso, d'anticipo. Lo si è già visto in "Alice in the Wonderland", in cui la Alice che lo spettatore si trova davanti è un pò più grande di quanto ci si ricordasse. Del resto si tratta di un escamotage che consente di rendere più facile l'originalità di narrazioni altrimenti trite e ritrite. In questo caso Robin Longstride non è ancora il fuorilegge Robin Hood. Eppure i valori che contraddistinguono la storia originaria non sono traditi e Ridley Scott si sbizzarrisce in una pittoresca ricostruzione dell'Inghilterra del '200. La teatralità degli scontri che costituiscono buona parte della pellicola mi ha fatto riflettere sui diversi valori che contraddistinguevano i popoli di una volta. La guerra in particolar modo era vissuta in maniera così inevitabile. Il mettere a rischio la propria vita per difendere patriotticamente la propria terra sembra ancora più incomprensibile se si pensa che non c'erano per contro governi democratici e tutelatori dei diritti dei combattenti. Inoltre rispetto ad oggi è da notare come una volta era il re stesso che scendeva in campo, per combattere e difendere la propria terra, rischiando la propria vita. Viene da sorridere se per un momento si prova a sostituire la faccia di Re Giovanni con quella di Berlusconi.
venerdì 26 marzo 2010
Smoke

Tutto inizia in una banale tabaccheria di un sobborgo di New York, dietro il banco del negozio, un eccezionale Harvey Keitel veste i panni di un tabaccaio. E' proprio questa tabaccheria il nucleo centrale del film, attorno alla quale si struttura tutta la storia. E' proprio con la leggerezza del fumo che ogni personaggio si immette, quasi impercettibilmente, nel film, entrando nella tabaccheria, e raccontando l'essenza e la poesia della propria vita. Non si parla di gente colta e ricca, ma di persone comuni, povere, di emarginati sociali, come il giovane diciassettenne di colore, che vaga per le vie di una malfamata Brooklyn, alla ricerca del proprio destino. E' la storia di una giovane donna povera e disperata, in cerca di soldi per salvare la figlia Felicity, che si fa di crack. E' ancora la storia di un semplice uomo, non troppo ricco, nè tanto povero, che fa lo scrittore. Il suo è il riconoscibile volto di William Hurt. "Smoke" è il ritratto di una società degradata e misera, è l'intrecciarsi delle storie di tanti personaggi diversi tra loro, ma accomunati dal fumo, che si tendono la mano vicendevolmente. Il film, però, non ha un tono pesante e grave, ma assume la leggerezza del fumo. Il messaggio è profondo e mira verso la sensibilità umana, senza, però, fare leva su grandi finanziamenti o effetti speciali, ma su una singolare ed interessante struttura su cui il film è costruito e sulla interpretazione veramente grandiosa di Keitel e Hurt.
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