Ogni volta che entro in sala per una pellicola di Woody Allen ne cerco il volto terribilmente buffo ed il suo eloquio tipicamente forgiato di termini come prosaico, faresaico ecc.. Non incrociando il suo sguardo sullo schermo sento il suo mondo interiore diffondersi nell' aria che respirano le protagoniste. Jasmine e sua sorella sono le due anime di Woody, ambizione, smarrimento esistenziale e valoriale l' una e nevrosi quotidiane l' altra. Alta borghesia e proletariato. Come in molte sue pellicole la sceneggiatura è al limite con il genere teatrale. Le battute sono argute ed i personaggi profondi. La "grande bellezza" della vita mondana di Jasmine perde sempre più la già melliflua consistenza iniziale. Il suo personaggio si costruisce e destruttura al contempo, man mano che i minuti passano.Questo processo di narrazione (psic)analitica va di pari passo con lo svelarsi della verità sulla vita di Jasmine. Uno scenario noir si prospetta per lo spettatore. Dopo aver costruito una filmografia che spazia da " La rosa purpurea del Cairo"a "Match point", con " Blue Jasmine" Woody Allen fonde nevrosi, mistero e doppio sé.
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mercoledì 11 dicembre 2013
domenica 4 dicembre 2011
Midnight in Paris

Nessun regista riesce a farmi sentire tanto a casa quando vado a vedere i suoi film come Woody Allen...Le sue pellicole trasudano una enorme serenità ed i problemi sono solo una pennellata di colore in più nella già movimentatissima quotidianità. Ricordo a questo proposito l'atmosfera calda di "Tutti dicono I love you" o anche quella di "Manhattan" ed "Io ed Annie". Già perchè Woody Allen ha cambiato tante mogli, ma il suo cinema è sempre rimasto molto riconoscibile. Visto che sono in vena di paralleli posso affermare che questa "Midnight in Paris" mi ha ricordato "La Rosa purpurea del Cairo", film che all'epoca trovai molto pirandelliano.
"Midnight in Paris" è molto surreale, magrittiano direi e sprigiona magia anche se sicuramente non è uno dei film più riusciti del regista. Allen si distingue come al solito per il rompere gli schemi di qualsiasi genere: la protagonista femminile definita più volte sexy da suo marito è molto in controtendenza coi canoni di bellezza in voga e la Premiere dame Carlà è solo poco più di un cammeo.
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venerdì 3 dicembre 2010
Incontrerai l'uomo dei sogni

Woody Allen stavolta limita il proprio turbolento Ego e non compare in scena, lasciando un vuoto ben riempito dalla recitazione dei soliti volti noti (Banderas) mescolati a visi qualsiasi. Un cocktail veramente congeniale al nostro regista, che sceglie una locandina seducente, quanto pop.
La scelta degli attori e l'understatement con cui i più famosi vengono condotti a recitare rappresente magistralmente quello che la vita é: sobrietà e condraddizioni, corna e felicità, instabilità e armonia al contempo. Non nascondo di essere profondamente invidiosa del modo in cui Woody ritrae il mondo: non racconta mai delle favole, ma i casini che le sue trame attraversano e sviscerano hanno sempre la leggerezza di qualcosa che non condiziona così irrimediabilmente la vita. I drammi sono anestetizzati dallo humour e dal vedere tutto sempre così precario e stabile al contempo. Credo che coi tempi che corrono questo modo di fare cinema diventi sempre più l'emblema di una filosofia di vita desiderata dalla gente comune, che vive di momenti e di assurdità. Per questo credo che Woody Allen, che sia virtualmente presente o fisicamente nelle proprie creazioni, sia il più grande cineasta (assieme al collega Clint Eastwood) del cinema americano contemporaneo. Talmente geniale da potersi permettere di prendere e lasciare, dipendere ed autonomizzarsi dalle proprie muse ispiratrici, vedi Scarlett johansson, senza perdere un colpo.
giovedì 1 aprile 2010
Sogni e delitti

Dopo aver brillantemente concluso la sua celebre decennale psicanalisi, Woody Allen si fa artefice di un genere che non gli appartiene: il thriller. Se "Match Point" poteva ancora essere un buon connubio di ironia e intrigo psicologico, con il felice supporto di attori come Scarlett Johansson ed una scenografia alla American Beauty, questo film soffre, invece, di troppe semplificazioni sceniche. Per questo lo si può godere solo accentando il fatto che non sia un vero e proprio spettacolo cinematografico, piuttosto un tentativo di trasposizione teatrale. I dialoghi sono molto curati, ma il verbale incombe un pò troppo sulla magia delle scene che una tale storia avrebbe potuto regalare. Gli attori fanno il loro dovere, ma non si distinguono e lo stesso si potrebbe dire di tutto il resto.
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