L'impatto estetico di "Noah" si articola in inquadrature che aprono verso scenari edenici che ricordano la campagna irlandese. Landscape reali e ricostruiti digitalmente si fondono armoniosamente in colori fulgidi, ma intensi. Russell Crowe, seppur nella sua limitata espressività, ben si cala nel ruolo del visionario illuminato ed incarna credibilmente i sentimenti del personaggio biblico. Se il film può apparentemente sembrare una buona lezione sulla Bibbia si scopre che la maggior parte degli eventi centrali narrati sono stati scritti da Aronofsky (dall'adozione della bambina all'imposizione divina di uccidere i nipoti per non perpetrare la specie). Nonostante ciò il regista gioca abilmente col senso di misticismo e riesce ad arrivare allo spettatore non solo grazie agli effetti speciali, seppur di alto livello (vedi la scena dell'acqua che diventa fiume e solca la terra fino all'orizzonte). Il valore della vita e della maternità sono gli aspetti della pellicola che mi hanno emotivamente più toccato ed il trionfalismo narrativo non mi è mai sembrato così autentico. Alcune scene con Jennifer Connelly sono gonfie di una teatralità calda che mi ha riportato la memoria alle tragedie greche di Siracusa a cui ho assistito una quindicina di anni fa.
Realismo narrativo dubbio incorniciato da una fotografia perfetta in cui non c'è una composizione dell'immagine inesatta, intensità espressiva, una sceneggiatura diretta e comunicativa: il regista esteta de "Il cigno nero" confeziona così uno spettacolo dal ritmo avvincente.
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giovedì 17 aprile 2014
Noah
L'impatto estetico di "Noah" si articola in inquadrature che aprono verso scenari edenici che ricordano la campagna irlandese. Landscape reali e ricostruiti digitalmente si fondono armoniosamente in colori fulgidi, ma intensi. Russell Crowe, seppur nella sua limitata espressività, ben si cala nel ruolo del visionario illuminato ed incarna credibilmente i sentimenti del personaggio biblico. Se il film può apparentemente sembrare una buona lezione sulla Bibbia si scopre che la maggior parte degli eventi centrali narrati sono stati scritti da Aronofsky (dall'adozione della bambina all'imposizione divina di uccidere i nipoti per non perpetrare la specie). Nonostante ciò il regista gioca abilmente col senso di misticismo e riesce ad arrivare allo spettatore non solo grazie agli effetti speciali, seppur di alto livello (vedi la scena dell'acqua che diventa fiume e solca la terra fino all'orizzonte). Il valore della vita e della maternità sono gli aspetti della pellicola che mi hanno emotivamente più toccato ed il trionfalismo narrativo non mi è mai sembrato così autentico. Alcune scene con Jennifer Connelly sono gonfie di una teatralità calda che mi ha riportato la memoria alle tragedie greche di Siracusa a cui ho assistito una quindicina di anni fa.
Realismo narrativo dubbio incorniciato da una fotografia perfetta in cui non c'è una composizione dell'immagine inesatta, intensità espressiva, una sceneggiatura diretta e comunicativa: il regista esteta de "Il cigno nero" confeziona così uno spettacolo dal ritmo avvincente.
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venerdì 3 dicembre 2010
Incontrerai l'uomo dei sogni

Woody Allen stavolta limita il proprio turbolento Ego e non compare in scena, lasciando un vuoto ben riempito dalla recitazione dei soliti volti noti (Banderas) mescolati a visi qualsiasi. Un cocktail veramente congeniale al nostro regista, che sceglie una locandina seducente, quanto pop.
La scelta degli attori e l'understatement con cui i più famosi vengono condotti a recitare rappresente magistralmente quello che la vita é: sobrietà e condraddizioni, corna e felicità, instabilità e armonia al contempo. Non nascondo di essere profondamente invidiosa del modo in cui Woody ritrae il mondo: non racconta mai delle favole, ma i casini che le sue trame attraversano e sviscerano hanno sempre la leggerezza di qualcosa che non condiziona così irrimediabilmente la vita. I drammi sono anestetizzati dallo humour e dal vedere tutto sempre così precario e stabile al contempo. Credo che coi tempi che corrono questo modo di fare cinema diventi sempre più l'emblema di una filosofia di vita desiderata dalla gente comune, che vive di momenti e di assurdità. Per questo credo che Woody Allen, che sia virtualmente presente o fisicamente nelle proprie creazioni, sia il più grande cineasta (assieme al collega Clint Eastwood) del cinema americano contemporaneo. Talmente geniale da potersi permettere di prendere e lasciare, dipendere ed autonomizzarsi dalle proprie muse ispiratrici, vedi Scarlett johansson, senza perdere un colpo.
domenica 10 ottobre 2010
Quella sera dorata

La classe di Ivory si riconosce fin dalle prime scene, dai colori delle immagini, dal montaggio e dal ritmo dato al succedersi delle scene. Un punto di svolta in una famiglia dell'Uruguay viene analizzato in ogni minimo dettaglio. Si tratta di un nucleo molto coeso, ma come spesso capita in questi casi, pieno di non detti, di emozioni da rielaborare. Sembra, infatti, che quando il giovane borsista Omar Razaghi arriva sul posto, in cerca dell'approvazione inizialmente negata a scrivere la biografia di un parente morto, è come se un sasso avesse improvvisamente infranto un lago ghiacciato. La sceneggiatura regge il fascino della scenografiae viceversa. Tutti gli ingredienti sono ben amalgamati e la recitazione del fantastico Anthony Hopkins e della ormai nota Charlotte Gainsbourg contribuiscono a rendere questa pellicola un piccolo gioiello da collezione.
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