Visualizzazione post con etichetta george Clooney. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta george Clooney. Mostra tutti i post

venerdì 4 ottobre 2013

Gravity

Codici, nomi impronunciabili, linguaggio strettamente tecnico: entro in sala aspettandomi tutto questo, ma qualcosa mi suggerisce che non sarà proprio così. Con questo presentimento decido di andare a vedere "Gravity": un genere che altrimenti non mi avrebbe rapito.
Il mio sesto senso trova conferma empirica in una qualità di immagini in 3D capace di trasmettere l'immensità della vita e di ciò che va oltre quella caverna di Platone, quell' uovo prossemico chiamato Terra. Al di fuori di questa sfera colorata di tante tonalità di blu, marrone e verde, si staglia l'infinito. 
Fino a poco tempo fa avrei ascoltato solo la voce della ragione, che avrebbe portato a pensare che alcune scene del film sono poco credibili o scontate: l'abbandono del "grillo parlante" Clooney nello spazio, la selezione di una astronauta così umanamente fragile ed insicura come Sandra Bullock. In una umida serata d'autunno, invece il cuore mi trascina a credere fino in fondo a questa gigantesca metafora della vita. 
Quanti schemi ci condizionano nella nostra caverna di Platone quotidiana? La prima è una legge fisica: quella della gravità, poi vengono tutte le nostre paure, la nostra voglia di vivere e quella di mollare tutto che lottano quotidianamente contendendosi sul filo di lana la vittoria del potere d'azione.
La Bullock raggiunge la maturità attoriale interpretando un ruolo altamente drammatico e profondo, senza poter contare sul potere della fisicità, essendo in tuta da cosmonauta per tutto il film, riuscendo tuttavia a trasmettere tutta la fragilità dell'uomo di oggi, in un'ora e mezza di scena quasi completamente dominata da lei.
Non più soggetta alla legge di gravità, rimane vittima delle sue paure e di fronte ad una missione di cui è la palese unica superstite, lotta per contrastare la voglia di raggiungere la sua unica figlia in cielo.
Crisi di panico, paura di non essere all'altezza, che l'ossigeno finisca e che non ci sia nessuno laggiù sul globo terrestre a rispondere al suo segnale di aiuto "Huston alla cieca", voglia di staccare tutto ed aspettare che questo ultimo giorno si compia: tutto ciò rimbalza improvvisamente contro l'altro lato di sè che la richiama a combattere e quindi a vivere.
Un film forse furbo, ma universale, in grado di colpire il cuore di tutti, senza scadere nel patetismo, grazie ad una scritturazione del personaggio della Bullock, che sembra esserle cucito addosso. Una grande prova per Sandra Bullock, che denota una forte crescita professionale se si pensa alla ragazza acqua e sapone di "Un amore tutto suo", film che la aveva lanciata nel mondo di Hollywood nel '95.

sabato 31 dicembre 2011

Le idi di Marzo



Cupo, dalla sceneggiatura raffinata e coinvolgente, l'ultimo film del Clooney regista è sicuramente il miglior prodotto cinematografico in sala in questo periodo natalizio. Nonostante me lo fossi immaginato come un film maggiormente d'azione, "Le idi di Marzo" è un film veramente ben realizzato ed anche molto ben recitato, tra tutti spicca l'interpretazione di Philip Seymour Hoffman. La trama rispecchia in maniera limpida e crudele i retroscena della politica americana e della politica in generale. Un film sulla falsità dunque e principalmente sul tradimento, al quale allude il titolo.

sabato 11 settembre 2010

The American


Quando George Clooney aderì alla kermesse di vip in visita a L'Aquila distrutta dichiarò che il suo piccolo contributo personale per aiutare la ricostruzione sarebbe stato costituito dal girare un thriller tra le macerie. Questo è il gossip che mi ha invogliato ad entrare nella sala in cui proiettano "The american". Se non fosse per questo spirito solidaristico tutto il resto è un flop. A partire da George Clooney in persona. La sua espressività sembra oramai così appiattita e stride molto con il successo e correlati gossip amorosi che vanno a nutrire il suo fascino. Non so dire, in realtà, se il nostro George sia mai stato davvero un bravo attore. Sta di fatto che, senza perdersi in troppe dietrologie, in "The american" il suo personaggio è interpetato in maniera così piatta ed impersonale: non c'è un solo momento in cui l'attore non smetta di essere sè stesso. Se poi si aggiunge: che la città in cui il film è ambientato non sembra così distrutta come L'Aquila, ed infatti è Sulmona; che la storia è talmente tanto misteriosa da privare lo spettatore di qualsiasi strumento per conoscere i personaggi ed affezionarvisi, non è difficile concludere che il film sia stato solo una trovata mediatica, ma veramente niente di più.

mercoledì 28 aprile 2010

L'uomo che fissa le capre


Le prime scene di questo film sono così sopra le righe e grottesche da incuriosire, ma andando avanti questa storia così assurda mi ha sempre più spento l'entusiasmo. Secondo me un film può anche provocare con l'assurdità, ma si deve trattare di frammenti anche goliardici, incastonati, però, in una storia generalmente credibile. Ciò non accade in questo "L'uomo che fissa le capre" dove la metafora della guerra battuta dalla forza della mente non mi ha così avvinto da poter sopportare due ore di assurdità. Ripeto: l'idea è interessante, ma non è articolata in modo da poter tenere lo spettatore inchiodato alla sedia, poltrona o divano che sia. Ad ogni modo è da sottolineare la abbondanza di film contro la guerra prodotti in America in questo anno. Segno che sulla ragion d'essere della guerra in Afghanistan c'è ancora tanto da riflettere.

mercoledì 10 marzo 2010

Michael Clayton


Cupo e contorto da rasentare il manierismo. Non credo che un film per catturare lo spettatore debba per forza essere così poco lineare. Peccato perchè il regista è potenzialmente meritevole.

domenica 7 marzo 2010

Burn after reading


I registi (come definire quest'originalissima coppia di fratelli?) cavalcano l'onda di Non è un Paese per vecchi, restituendo un'immagine della società americana attuale in cui tutto è possibile: tutte le coppie si tradiscono, i mariti coltivano l'artigianato dei giochetti erotici nelle cantine delle loro immacolate detached houses ed un set di 5 interventi di chirurgia estetica può essere il motivo per una cassiera di una palestra per argagnare un ricatto politico che mette in mezzo la CIA.
Tra volti noti messi in discussione proprio nel loro essere divi e battute, come al solito, dal ritmo serrato, anche questo ennesimo piccolo capolavoro dei fratelli Coen si contraddistingue per la sapienza con cui riesce a mettere assieme sangue e sarcasmo senza mai sfiorare, nemmeno lontanamente il kitsch. Il genere ormai lo si conosce, è quello con cui i due registi hanno solcato la strada del cinema indipendente americano con "Fargo", per approdare direttamente alla acclamazione hollywoodiana. Come il Woody Allen di "Celebrities" qui i registi portano in scena divi in una versione autoironica, che li rende molto più intriganti, mentre la trama si perde nei meandri di legami più assurdi che improbabili. Il film finisce sulla panoramica di google hearth, lasciando lo spettatore ancora desideroso di un pò di spettacolo, ma se il cinema è come il cibo, è vero che bisogna alzarsi quando si ha ancora più fame.