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domenica 10 aprile 2011

C'è chi dice no



"W l'Italia, l'Italia che lavora": questa frase, tratta dalla celebre canzone di De Gregori, mi è congeniale per sintetizzare la realtà sociale che il nostro Paese sta attraversando oggi. La drammaticità del problema, suffragata dalla sua portata, è tale da animare ormai le piazze, i reportage e diventa protagonista anche del cinema. Se la settima arte è uno specchio della società questo film è una sorta di outing plateale. Sembra che la situazione lavorativa sia oggi talmente drammatica da trovare forme di espressione in ogni rivolo disponibile: ogni forma di comunicazione resta coinvolta nel denunciare questo vergognoso stato. Bisogna in qualche modo trovare un contenitore a questa condizione del nostro Paese, giacchè essa non trova alcuna forma di contenimento nell'unico vero organo preposto ad affrontarlo: il Parlamento.

Questa premessa non ha in realtà solo un ruolo polemico, ma serve a dimostrare come questo film vada visto più di pancia che di testa. Certamente l'obiettivo del regista è più incentrato sul messaggio etico-sociale da mandare, che non sullo stile con cui lo si comunica. Fino a che punto si può lottare contro l'ingiustizia delle raccomandazioni camuffate come segnalazioni? Si può agire nell'illegalità per fare rispettare la giustizia? E poi soprattutto: legge e giustizia sono la stessa cosa? Sembra proprio di no da quel che emerge dallo script. Per il resto il film sembra mantenersi ad un livello comunicativo molto divulgativo: l'obiettivo sembra proprio quello di voler raggiungere il grande pubblico, se non altro proprio perchè il film riguarda quasi tutti gli spettatori attesi. La scelta del cast rientra in quest'ottica (dal gieffino Luca Argentero, a Paola Cortellesi, a Paolo Ruffini, attore nel prodotto popolare "Maschi contro femmine").

Seppur apprezzando la missione sociale di questa pellicola, ho trovato il ritmo e la sceneggiatura un pò singhiozzanti ed i personaggi un pò troppo tipizzati.

giovedì 1 aprile 2010

Io sono l'amore


Cupo e crepuscolare "Io sono l'amore" comunica tramite le immagini una grande tristezza. Quella tipica della solitudine che si vive in determinati ambienti sociali. In particolare si tratta di una ricca famiglia di imprenditori del nord Italia, intenta a tramandare di generazione in generazione le proprie ricchezze. L'aspetto dell'immagine sociale da mantenere è talmente forte da sopprimere tutte quelle verità che in ogni famiglia si celano. La protagonista Emma si ribella a questo mondo, cui è già estranea per via della sua provenienza russa. Lo stile è sobrio e impeccabile, ma la trama comunica poco sul piano emotivo.

domenica 7 marzo 2010

Burn after reading


I registi (come definire quest'originalissima coppia di fratelli?) cavalcano l'onda di Non è un Paese per vecchi, restituendo un'immagine della società americana attuale in cui tutto è possibile: tutte le coppie si tradiscono, i mariti coltivano l'artigianato dei giochetti erotici nelle cantine delle loro immacolate detached houses ed un set di 5 interventi di chirurgia estetica può essere il motivo per una cassiera di una palestra per argagnare un ricatto politico che mette in mezzo la CIA.
Tra volti noti messi in discussione proprio nel loro essere divi e battute, come al solito, dal ritmo serrato, anche questo ennesimo piccolo capolavoro dei fratelli Coen si contraddistingue per la sapienza con cui riesce a mettere assieme sangue e sarcasmo senza mai sfiorare, nemmeno lontanamente il kitsch. Il genere ormai lo si conosce, è quello con cui i due registi hanno solcato la strada del cinema indipendente americano con "Fargo", per approdare direttamente alla acclamazione hollywoodiana. Come il Woody Allen di "Celebrities" qui i registi portano in scena divi in una versione autoironica, che li rende molto più intriganti, mentre la trama si perde nei meandri di legami più assurdi che improbabili. Il film finisce sulla panoramica di google hearth, lasciando lo spettatore ancora desideroso di un pò di spettacolo, ma se il cinema è come il cibo, è vero che bisogna alzarsi quando si ha ancora più fame.