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martedì 19 marzo 2013

Educazione siberiana

Esistono tanti tipi di violenza: esiste la cruenza, la volgarità verbale, la gratuità dei gesti. Educazione siberiana non è il film violento che immaginavo fosse. Credevo che avrei visto più sangue e più orrore a livello visivo. In realtà Salvatores propone un film documentario, che da alcuni critici italiani è stato posto in parallelo a Gomorra. Narra, infatti, la violenza mentale che parte da una struttura valoriale improntata sulla difesa estrema e sull'attacco. Le scene più impressive del film sono, infatti, proprio quelle che ritraggono i volti dei bambini, ormai abituati a vedere determinate scene.Le loro espressioni sono lievemente turbate, non sconvolte o affrante. Sembra che sia stato loro sottoposto uno stimolo ambiguo, piuttosto che palesemente chiaro. La chiave di volta del film sta proprio nella citazione con cui inizia: Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare. La violenza diventa dunque parte di una educazione sociale e arriva a rientrare se ben incanalata, in una sorta di normalità. Interpretato egregiamente da John Malkovich, al quale spesso viene ritagliato il ruolo della mente malvagia, "Educazione siberiana" è un film italiano che non parla dell'Italia. Controcorrente, coraggioso, dissacrante, Salvatores esplora un genere non facilmente definibile perchè a metà strada tra il drammatico, la denuncia ed il documentario. Nonostante ciò "Educazione siberiana" è come una autostrada ad unica corsia: non ha molte chiavi di lettura, propone una realtà e lascia poco spazio all'immaginazione. Salvatores utilizza, infatti, tutti i mezzi scenici per mettere in chiaro il soggetto. Poco è lasciato allo spettatore a livello cognitivo. Quello che resta è un forte impatto emotivo da gestire.

domenica 7 marzo 2010

Burn after reading


I registi (come definire quest'originalissima coppia di fratelli?) cavalcano l'onda di Non è un Paese per vecchi, restituendo un'immagine della società americana attuale in cui tutto è possibile: tutte le coppie si tradiscono, i mariti coltivano l'artigianato dei giochetti erotici nelle cantine delle loro immacolate detached houses ed un set di 5 interventi di chirurgia estetica può essere il motivo per una cassiera di una palestra per argagnare un ricatto politico che mette in mezzo la CIA.
Tra volti noti messi in discussione proprio nel loro essere divi e battute, come al solito, dal ritmo serrato, anche questo ennesimo piccolo capolavoro dei fratelli Coen si contraddistingue per la sapienza con cui riesce a mettere assieme sangue e sarcasmo senza mai sfiorare, nemmeno lontanamente il kitsch. Il genere ormai lo si conosce, è quello con cui i due registi hanno solcato la strada del cinema indipendente americano con "Fargo", per approdare direttamente alla acclamazione hollywoodiana. Come il Woody Allen di "Celebrities" qui i registi portano in scena divi in una versione autoironica, che li rende molto più intriganti, mentre la trama si perde nei meandri di legami più assurdi che improbabili. Il film finisce sulla panoramica di google hearth, lasciando lo spettatore ancora desideroso di un pò di spettacolo, ma se il cinema è come il cibo, è vero che bisogna alzarsi quando si ha ancora più fame.