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venerdì 13 settembre 2013

The marathon man - Il maratoneta


Arrivo ad incontrare "The Marathon man" chiedendo a google " quali sono i migliori thriller da vedere". Navigando approdo in un forum in cui tra "Die hard" ed il film di Arsenio Lupin compare il titolo directed by Schlesinger, alla regia anche del ben noto "Un uomo da marciapiede". 
Leggo ovunque che si tratta di un capolavoro. Metto su il dvd e l'incipit con un giovanissimo Dustin Hoffman che corre illuminato da un sole dalle tonalità tipiche delle pellicole anni 70 è già in sé un piccolo capolavoro. La vita piatta di un uomo semplice soprannominato "Lo scemo" prende presto la forma di un giallo coi tempi e le modalità sceniche tipiche dei primi thriller figli del grande Hitchcock. Molte scene infatti mi ricordano il grande Alfred: il colore del sangue negli scontri, la retorica rappresentativa con cui ci si arriva. Rimango colpita da come alcune scene riescano, nella loro apparente linearità espositiva a turbarmi. La scena in cuI il torturatore nazista afferma con voce neutra "Trapanero' un dente sano" mentre Dustin Hoffman immobilizzato di fronte lo guarda con atterrito, mi ha trasmesso un inatteso senso di violenza. Mi viene in mente la scena dell'occhio di Arancia meccanica e la violenza trasmessa da quel bulbo oculare forzato a rimanere aperto, a vedere. 
"The Marathon man" è un susseguirsi di scene da antologia del genere, un' escalation di tensione ed un finale che mi ricorda sia i gironi danteschi per la morale trasmessa sia  una celeberrima scena con Kim Novak in "La donna che visse due volte" .

domenica 16 gennaio 2011

La versione di Barney


Strepitosa recitazione di Paul Giamatti, che interpreta un perfetto uomo mediocre. Più che altro la cosa che colpisce è come i vari aspetti del carattere del protagonista siano scandagliati ed amalgamati tra loro in maniera così realistica. Ad ogni sfaccettatura è dedicato un episodio o una parte del film, ma non si ha l'impressione di assistere ad un film a capitoli o ad un tema a paragrafi. Eppure la poliedricità del personaggio è tale da domandarsi se non si tratti di una persona vera e propria e non di un ruolo. In genere, infatti, ciò che accomuna i personaggi di tutti i generi cinematografici che siano mai esistiti e che esistano è proprio il fare spiccare un aspetto della personalità del personaggio. Tale caratteristica è insita proprio nella definizione del concetto di personaggio ed è ciò che lo distingue dalla persona. Ecco, allora quello che mi viene da dire è che Barney per tutti i 132 minuti è una persona. E questo per merito della recitazione, ma anche della sceneggiatura, che riesce ad amalgamare tanti generi, oltre che tanti tratti caratteriali. Il mistero della morte dell'amico di Barney rappresenta un bel giallo in miniatura che si incastona bene in quella che è nel complesso una rassegna esistenziale sul percorso di vita di Barney. Raccoglie tutto ciò che egli ricorda...fino al momento in cui perde la memoria.

sabato 15 gennaio 2011

Vi presento i nostri


Ai tempi in cui uscirono in sala i due predecessi di questo film mi rifiutai categoricamente di farmi tentare da questa saga che poi con gli anni è diventata un vero e proprio fenomeno pop della cultura americana e non solo. La mia iniziazione al cinema demenziale americano è traumaticamente avvenuta con "Tutti pazzi per Mary"ed essendone stata molto delusa ho accortamente evitato tutti i film sospetti di similitudine, anche solo per il fatto di annoverare nel cast l'ormai emblematico volto di Ben Stiller. Alla fine, cioè oggi, ho ceduto alla tentazione di vedere quello che a questo punto definirei il cinepanettone formato americano. Probabilmente sono stata persuasa ad entrare in sala dalla popolarità che ormai hanno assunto alcune espressioni del film originario "Ti presento i miei", come essere fuori dal cerchio. Dopo aver studiato questo fenomeno direttamente da spettatrice in sala, oggi mi sento di non condividere questa comicità un pò grossier (francamente rimango fedele al buon caro, ormai anche vecchio Verdone), ma al contempo mi rendo conto che questo genere di film può avere un ruolo veramente catartico in quel genere di persone che vanno al cinema solo ed esclusivamente per svuotare il cervello. E soprattutto ho avuto modo di constatare che c'è di peggio.