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giovedì 14 aprile 2011

Lo stravagante mondo di Greenberg


Roger Greenberg è un Ben Stiller quarantenne, uscito da un manicomio e con l'esaltante progetto di vita di "non fare niente". Questo personaggio sembra molto in linea con il dibattito sui cosiddetti "leboskiani" di qualche settimana fa, all'interno del programma "Le invasioni barbariche" di Daria Bignardi... Con questo termine si indicano quegli uomini non più giovanissimi che non si danno un obiettivo, si accontentano di sopravvivere, bighellonando per casa senza alcu na aspettativa dal futuro se non quella di vegetare..

Ben Stiller mi ha stupito in questo ruolo, molto meno demenziale rispetto allo standard da lui interpretato, perchè riesce ad irradiare il film di una veridicità e di un realismo da me inattesi. Non si tratta della solita commedia, in questo caso il plot è molto più profondo e c'è una architettura nascosta molto più robusta. Quello che ci si propone di fare, senza troppa presunzione, è un'indagine di uno dei tanti prodotti della società moderna: il fannullone. Con un titolo la cui struttura sintattica echeggia il fortunato "Il famoso mondo di Amelie", "Lo stravagante mondo di Greenberg" riesce a mantenere il livello delle apsettative date da questo voluto paragone.

sabato 15 gennaio 2011

Vi presento i nostri


Ai tempi in cui uscirono in sala i due predecessi di questo film mi rifiutai categoricamente di farmi tentare da questa saga che poi con gli anni è diventata un vero e proprio fenomeno pop della cultura americana e non solo. La mia iniziazione al cinema demenziale americano è traumaticamente avvenuta con "Tutti pazzi per Mary"ed essendone stata molto delusa ho accortamente evitato tutti i film sospetti di similitudine, anche solo per il fatto di annoverare nel cast l'ormai emblematico volto di Ben Stiller. Alla fine, cioè oggi, ho ceduto alla tentazione di vedere quello che a questo punto definirei il cinepanettone formato americano. Probabilmente sono stata persuasa ad entrare in sala dalla popolarità che ormai hanno assunto alcune espressioni del film originario "Ti presento i miei", come essere fuori dal cerchio. Dopo aver studiato questo fenomeno direttamente da spettatrice in sala, oggi mi sento di non condividere questa comicità un pò grossier (francamente rimango fedele al buon caro, ormai anche vecchio Verdone), ma al contempo mi rendo conto che questo genere di film può avere un ruolo veramente catartico in quel genere di persone che vanno al cinema solo ed esclusivamente per svuotare il cervello. E soprattutto ho avuto modo di constatare che c'è di peggio.