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mercoledì 15 gennaio 2014

American Hustle - L'apparenza inganna


La truffa americana di "American Hustle" spiazza e coinvolge. Affilata ne è la sceneggiatura, dai dialoghi ricercati e dalle metafore azzeccate. David O.Russell, regista di film riusciti come "Il lato positivo" orchestra e ritma la trama con un' ironia ben dosata, che non sconfina mai nel grottesco, distinguendosi così da alcune pellicole dei fratelli Coen. Il cast è ricco di star dalle performance di livello elevato. Christian Bale è fisicamente simile ad un "Grande Lebowsky" privo di autoironia. Le due interpreti femminili si dividono equamente la perfetta rappresentazione di due facce della figura della donna nella sua evoluzione contemporanea: sensualità e dinamismo misto a furbizia e sensualità sposata ad uno stereotipo femminile maschilista.
Il protagonista Bradley Cooper, che domina le scene del cinema americano attuale, interpreta il ruolo che meglio si sposa col suo stile espressivo: l'ordinary man che si trova ad adattarsi a diverse codifiche della realtà ed a rimettere, dunque, in discussione le proprie verità.
Il cameo di Robert De niro conferisce un ulteriore tocco di classe.
Nonostante qualche sbavatura nel doppiaggio italiano, American Hustle è un film autentico con degna rappresentazione del cinema indipendente americano. 

lunedì 25 marzo 2013

Il lato positivo - Silver linings Playbook

Silver Linings Playbook è un film che regge per tutta la sua durata il difficile equilibrio tra commedia e dramma. Pat è un ragazzo nel fiore degli anni dallo sguardo perso nei suoi rabbiosi pensieri. Al contempo il suo corpo comunica una gran voglia di riscatto. I suoi pensieri sono ossessivi e circolari, una maniacalità che lo porta ad attacchi di panico  amorevolmente contenuti e gestiti da genitori. Il malinconico Robert De Niro perde la verve di pellicole su temi familiari di tutt'altro spirito come il celebre "Ti presento i miei". Si cala in una vestaglia da pensato fanatico delle scommesse pieno di rimpianti per non essere stato un padre all'altezza di un figlio divenuto così problematico. Niente patetismo e battute affilate disposte come una pietanza di pregio su un piatto di portata all'altezza. Mi riferisco in particolare alla scena del primo incontro di Pat e Tiffany. 
Lui ordina i cereali e lei il the. E' sera. 
Su questo sfondo scorrono di sottofondo le note di popolari canzoni dell'america anni 90. Le parole cantate si avviluppano a quelle che si scambiano i due charachters producendo un armonia scenica assoluta. Tante sono le scene che si potrebbero descrivere e le battute che si vorrebbero ricordare.
Intanto il film va avanti ed ogni tassello della personalità di Pat trova lentamente un suo adattivo incastro col resto della società.
Sarebbe banale portare la riflessione sul sottile confine tra normalità e follia. Piuttosto preferisco descrivere "il lato positivo". Come un puzzle scomponibile e rimontabile in base alla predisposizione del pubblico. Ognuno con il proprio modo di pensare lo monta a proprio piacimento ed allora si può intravedere una storia d'amore, un malcelato Truman Show a fin di bene, la storia di un fallimento esistenziale, così come di un salto verso il lato positivo della vita.
O semplicemente la storia di una grande scommessa. 

lunedì 21 febbraio 2011

Un gelido inverno


Candidato a 4 Premi Oscar e già vincitore del Gran Premio della Giuria U.S. Dramatic al Sundance Film Festival 2010, "Un gelido inverno" approda nelle sale italiane. Film drammatico ed al contempo thriller dalle pennellate splatter, l'opera della regista del cinema indipendente americano, Debra Granik, è come un macigno che si lega al piede dello spettatore trascinandolo sempre più giù. Esiste un vero fondo per l'angoscia? Ad ogni scena si pensa che non ce ne potrà essere una di più squallidamente disperata, violenta e disumanizzante. La durezza di ciò che si vede e si narra è amplificata dal fatto che a viverle è una ragazza di 17 anni, Ree. La recitazione dell'attice che interpreta questo ruolo, Jennifer Lawrence, è superbamente drammatica e dolce al contempo. Nel suo sguardo si ritrova sempre un velo di speranza anche nelle scene di maggiore drammaticità. La sceneggiatura non è molto articolata, ma scarna come tutto del resto nel film: dai costumi, ai luoghi, ai dialoghi...tutto deve essere espressione di una anoressia esistenziale tipica di quanto si ha il fiato appeso ad un filo. Per questo tutto è volutamente non ricercato. Le parole hanno poco peso perchè per alimentare il mistero sul quale si sorregge disperatamente tutta la trama i silenzi valgono molto di più delle parole.