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giovedì 15 aprile 2010

Basilicata coast to coast


Lo spirito di questo film è svelato senza lasciare alcun segreto dal titolo stesso. Un film "rom" che a tratti mi ha ricordato alcune scene gitane di Kusturica, ma che sostanzialmente mira a regalare uno zoom cinematografico ad una di quelle regioni del sud Italia dimenticate dalle telecamere: la Lucania. Essa si presenta nella sua desolazione e nella sua aridità, che avrebbe anche il suo fascino se non fosse oggi deturpata da quelle centinaia di pale eoliche che nessuna regione del resto d'Italia vorrebbe installate sulle forme delle proprie colline. La band del film si chiama proprio ironicamente "Pale eoliche" e la sventura di questa terra va di pari passo con quella dei protagonisti che sono in cerca della loro strada. Questo ultimo aspetto mi ha ricordato un'altro film sul meridione visto da un meridionale: "L'abbuffata" di Calopresti, complice la compresenza di Paolo Briguglia nel cast. Nonostante l'intento sia quello di fare un piccolo omaggio artistico ad una terra povera regalandole la possibilità di un successo sul grande schermo, la trama rimane troppo appiattita da questa appartenenza del film ad un genere un pò troppo circoscritto, che finisce col mozzarne il respiro.

giovedì 11 marzo 2010

La bestia nel cuore


"La bestia nel cuore" è letteralmente come il titolo, una specie di acido che pervade come un vortice la vita di una donna apparentemente normale. Nel suo passato si nasconde una bestia, frutto della sua angoscia e di tante ambiguità. Tutto ciò si riconduce ad un fatto che riaffiora soltanto negli incubi, ma che si impadronisce delle sue speranze future e del suo presente. Stefania Rocca è la rappresentazione dell'anima della protagonista, cieca. Solo ammettendo la propria cecità ed attrezzandosi a farvi fronte si può vivere una vita normale. Sembra tale il senso di questa storia. Dal punto di vista psicanalitico è un pò improbabile che questa donna diventi vittima di angosce così ancestrali solo al momento della gravidanza. Quando si hanno subito violenze da un genitore è persino difficile avere un uomo, figurarsi sposarsi ed averci un figlio! A parte questo, la storia regge ed argomenta l'angoscia con una pluralità di metafore geniali, come quella finale delle acque che si rompono e vanno ad allagare il ricordo della violenza subita. In effetti a volte per vivere bisogna proprio fingersi ciechi pur nella consapevolezza di starsi ingannando da soli.