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lunedì 4 giugno 2012

Cosmopolis

Pessimamente doppiato, nonchè recitato dal protagonista Robert Pattinson, "Cosmopolis" soffre di una irrimediabile monotonia scenografica. Ciò che preoccupa è proprio il fatto che questa caratteristica sia la nota principale del film. Esso si connota come visionario fin dalla scena iniziale in cui il protagonista dal taglio perfetto di fronte ad un mondo allo sbaraglio sale sulla sua surreale limousine determinato ad andare ad "aggiustare il taglio". Sembra, infatti, proprio l'unica cosa che non ci sia da aggiustare in quel momento. La trama di fatto è esigua ed i dialoghi sono intrisi di sesso e violenza, così come lo sono le scene. Del resto anche in "Crash" Cronenberg aveva fatto leva su questi elementi per ritrarre una società allo sbaraglio. L'idea iniziale di rappresentare la fine dell'era del capitalismo è interessante, ma c'è un pò troppo cerebralismo, autocompiacimento e stasi nei ritmi per poterlo considerare un film riuscito.

mercoledì 5 ottobre 2011

A dangerous method



La vera trappola di questo film, ciò che ha attirato così tanto l'attenzione del pubblico non è tanto il visino angelico della Knightley, nè la conturbante trama, ma il fatto che a volerne dare una propria versione è il regista che nessuno avrebbe mai immaginato si avvicinasse ad un plot del genere, il re del macabro: David Cronenberg. Dopo film come Crash, Spider e La mosca, Cronenberg si lancia in una storia d'amore piena di luoghi comuni e secondo me la trappola è proprio nel fatto che lo spettatore si rende conto che inequivocabilmente il connubio regista-trama non avviene mai. Lo so che è una affermazione alquanto lapidaria, ma Cronenberg di fatto applica il suo stile inconfondibile ad una storia assolutamente fuori luogo rispetto a tale registro comunicativo. Ne vengono fuori scene insensatamente surreali.

A parte questo i soggetti dei personaggi sono scritturati in maniera grossolana, primo di tutti quello della protagonista Sabina Splielrein, la cui evoluzione verso la guarigione è veramente solo abbozzata.

domenica 3 ottobre 2010

La zona morta

"La zona morta" è quello spazio temporale che intercorre tra il prevedere un evento e l'evitare che la previsione si realizzi. Molto tipico di Stephen King, come del resto del più famoso "Shining", il tema delle visioni orride, anche se qui non si parla di luccicanza. Classico film horror degli anni '80: ambientazioni e modo di girare, tempistica e scene molto simili al contemporaneo "Misery non deve morire", sempre tratto da un libro di Stephen King. Non sono nemmeno passati 30 anni da quel periodo eppure già gli horror prodotti in quel momento sembrano così datati. Un bravissimo nonchè giovanissimo Chistopher Walken impersona il protagonista John, riuscendo ad incutere con il suo sguardo la dovuta inquietudine che si ambienta benissimo col resto della trama. Irriconoscibile lo stile di Cronenberg, molto distante da quello di molte sue pellicole successive.