Dopo 13 anni dalla sua uscita nelle sale, Tutto su mia madre, continua ad evocare nello spettatore quell'antico spiazzamento, che provai quando lo vidi in sala. Coloro eccentrici, parenti di egocentrici, ovvero del trionfo greco della commedia e della tragedia al contempo. Tutto fa scena, tutto è bivalente, ma non per questo equivocabile: può esserci speranza di riscatto nella morte, come morte in certe forme di degrado della vita. Nulla è bianco o nero: le sfumature sono ridondanti e la loro abbondanza segna l'innovazione visiva più grande che Almodovar ha apportato al cinema contemporaneo. Tutto è trionfalmente sobrio, pulito e sincero, ma amplificato come da un megafono invisibile. Rivedendo il film ne colgo maggiormente la drammaticità, ma a 13 anni di distanza rivedo la scena in cui Escobar viene investito e continuo a trovarla una invenzione visiva unica, che vale da sola il prezzo del biglietto.Cos'è il cinema se non un riflesso di qualcosa? Non per niente ad Almodovar è riconosciuto il tributo di aver plasmato un genere l' Almodrama, unico per il sapere creare una salda invisibile linea sottile tra la morte e la vita.
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sabato 16 febbraio 2013
sabato 8 ottobre 2011
La pelle che abito
Chi osa sostenere che questo film di Almodovar sia meno almodovariano di altri scagli la prima pietra. Mi meraviglio che persino autorevoli critici abbiano affermato una tal leggerezza, in quanto "La pelle che abito" è solo in apparenza una narrazione differente. A me è sembrato, invece, un film assolutamente di Almodovar: il tema del possesso fisico e mentale, che imperversa nel film ricorda molto "Parla con lei" e persino l'attrice scelta come protagonista assomiglia molto a Penelope Cruz. E poi quell'inconfondibile modo estremo di rappresentare la vita: sempre vivacemente assurda e catastrofica. Era da tanto che non provavo il piacere di entrare in una sala e vedere dispiegarsi intrighi narrativi talmente aggrovigliati da non essere capace dopo mezz'ora di ricordare la storia dei personaggi. Trovo questo incantevole, perchè per me è proprio ciò che Almodovar vuole: spiazzare. La scena in cui Barderas dice al violentatore di sua figlia di avergli inflitto una vaginoplastica è una rappresentazione grottescamente drammatica del dolore di questo padre, una sorta di occhio per occhio e dente per dente, una vendetta dichiarata in una scena inconfondibilmente geniale.
Quello che penso è...chi non vorrebbe una vita almodovariana? Chi non vorrebbe una vita intensa e vissuta, con le sofferenze che generano gioie, e le più grandi ferite che smettono di sanguinare. Chi non vorrebbe avere la forza di raccontare le peggiori sofferenze con l'aria di sufficienza delle sue attrici feticcio, prima tra tutte Marisa Paredes?
Per questo Pedro è uno dei miei registi preferiti: perchè riesce a rappresentare assieme la vita che si vorrebbe con quella che non si vorrebbe, senza che le due cose stonino tra loro.
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